Prisma e l’Avventura dentro il Quadro – Capitolo 28 – Dove il Buio Respira

“Devi essere più forte dell’onda Francesco, vai a toccare la seconda boa, la paura è per i deboli, e tu non sei un debole vero?”

Il piccolo Francesco guardava le onde del mare adriatico infrangersi sulla costa, zuppo come un pulcino dalla testa ai piedi, suo padre di fianco a lui era immobile e scuro con lo sguardo fisso verso l’obiettivo:

“Ma papà piove tantissimo e il mare e scuro..”

Alla risposta del figlio, il padre lo prese per le braccia e lo lanciò in mezzo ai flussi:

“Devi essere più forte della paura, devi imparare a nuotare con i lampi e la pioggia, così nessuno potrà mai fermarti, ora va, e ricorda se torni verso la riva ti ritiro indietro, quindi vai e tocca la seconda boa! Solo allora potrai tornare a riva e mangiare!”

Francesco aveva 4 anni, ma prese coraggio e dopo svariate punture di meduse, arrivò alla seconda boa, ma il mare diventó ancora più mosso, perse di vista suo padre, e cercando di tornare indietro una onda lo porto giù…

Giù

Dove il buio respira.


Prisma osservava le onde del mare di acrilico infrangersi contro il vascello di nuvola, mentre Dino mangiava un pesce appena pescato nella sua ciotola di legno:

“Più andiamo verso quell’isola maledetta più i colori vengono meno Dino, e così buio che non sembra lo stesso quadro che abbiamo visto sino ad ora..sento come un gelido vento, che mi entra nelle ossa quasi per rubarmi il calore che ho dentro di me.. ho un brutto presentimento”

Dino alzó le orecchie, c’era qualcosa nell’ aria, un canto, un canto terrificante, che faceva diventare il mare nero come il petrolio, erano loro, le sirene oscure,
cinque velocissime creature della notte, che presero a colpire il vascello per fare cadere i nostri eroi nel mare nero.

“Dino ho bisogno del tuo aiuto, crea un cerchio di luce con la tua energia per proteggere la nave, io tenterò di tagliare la gola alla loro regina!”

Di fatti Prisma ricordava che quelle sirene erano state create da suo fratello anni fa, gli diceva che era una favola colorata da lui e inventata in una notte di follia, e che oltre alla particolare pelle blu ed occhi nerissimi, diceva, sempre era presente fra le sirene colei che le governava mentalmente, ovvero la regina, non aveva una corona, ma bensì i capelli rossi vermiglio, le altre li avevano neri.

Così, il nostro piccolo prisma si tuffo con un coltello fra i denti, l’acqua era gelida, gelida come il bacio della bora.

Le sirene si misero in cerchio intorno a lui e lo attaccarono tutte assieme, Prisma legó le quattro servitrici per le loro code, fece un bel fioccone, e sorridendo disse alla regina : “Lasciami passare regina, devo liberare mio fratello dall incantesimo di quella maledetta strega non voglio ucciderti, arrendetevi e avrete salva la vita”

La regina si mise a ridere:

“Nessuno è mai passato oltre il mio sguardo giovane ragazzino, questo sarà il tuo ultimo giorno di vita, prega il tuo Dio se vuoi, perché non rivedrai più la luce”

Prisma si tuffo verso di lei, la regina lo prese di sprovvista e lo porto giù,
dove il buio respira.

I due si guardavano mentre la luce spariva lentamente intorno a lui Prisma ripensò a tutto il suo viaggio fino a quel momento, non poteva finire ora, non in questa maniera, suo fratello era vicino, doveva farcela.

Così tiró fuori il coltello dalla bocca e la sgozzò, guardó il suo corpo lentamente cadere nelle profondità del mare oscuro, ritornó in superficie e riprese il viaggio con Dino.

Intanto sull isola della strega l’imperatore rifletteva davanti a uno specchio parlando fra se e sé: “Prisma é vicino, lo sento, ha superato le sirene, non credevo che sarebbe arrivato fin qui” –

Quand’ecco alle sue spalle apparire la strega Arvena, colei che aveva causato tutto, infuriata e scontenta, mentre si teneva il lungo abito nero che le arrivava quasi ai piedi:

“Lui è qui e tu ti stai guardando allo specchio? Cosa aspetti vai a ucciderlo! Non deve toccare questa terra, potrebbe portarti via da me!”

Francesco annui fra le fiamme:

“Ti porterò la sua testa prima che il sole tramonti o mia regina”

Il leone si inchinò e baciò i lembi del vestito della strega ed uscì dal castello ricolmo di ira e fiamme, pronto ad affrontare la sua ultima grande sfida.

Informazioni su darthpladis

Sono un ragazzo che ama l'arte in tutte le sue forme, dal teatro al cinema, dalla musica alla natura, dalle labbra di una ragazza alla pietà di michelangelo. Amo scrivere romanzi storie poesie favole e canzoni, viaggiare, e conoscere sempre cose nuove.
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