La Casa dei Sette Io –

Era una notte come tutte le altre,
avevo preso la giusta dose per scordarmi di possedere un cervello per pensare,
e staccare l’anima da ciò che ho sempre odiato di piu,
il mio stupido e pesante corpo,
e a passi lenti e confusi mi diressi verso un bosco,
un bosco che i miei occhi non avevano mai incontrato.

Gli effetti di ciò che avevo preso,  mi davano a tratti sollievo, ma a volte creavano nella mia mente luoghi, o persone, o paranoie infondate, che viaggiavano nei miei pensieri come milioni di voci senza controllo, fatto sta che a un certo punto del mio cammino, vidi una casa, una casa bianca, perfetta, senza l’ombra di un imperfezione, era l’emblema della bellezza, e ne fui attratto, come una mosca dalla luce di una lampadina intermittente blu.

Mi guardai intorno, non vidi macchine parcheggiate, il giardino esterno era lasciato a se stesso, c’era un dolce profumo, un profumo che mi ricordava qualcosa, qualcosa che avevo amato tantissimo, e proveniva dalla porta d’ingresso, le paranoie e i pensieri sparirono insieme al suo arrivo, e col polso tremante dall’eccitazione, presi la decisione di entrare nella magione.

Fu come un lampo per le mie iridi,
infatti cosi come l’esterno, anche l’interno era completamente bianco, se non peggio, perlaceo, mobili, tappeti, quadri, cornici, tavolini, arredamento compreso, si perdeva cosi la mia vista, accecato inciampai e sbattei il capo, perdendo conoscenza per non so quanto tempo..

Al mio risveglio mi ritrovai sopra una grande tavolata, disteso, sentivo delle risate intorno a me, ripresa consapevolezza di me stesso, notai con terrore, che quelle risate provenivano da sette identici raffigurazioni di me stesso, ognuno di loro aveva un vestito diverso, di diverso colore, e un espressione diversa per un diverso tono di voce.

– Bene ti sei svegliato dunque, ora che abbiamo l’ago della bilancia, compagni di subconscio, direi che possiamo iniziare la seduta – disse il piu anziano a capo della tavola –

Allorchè io chiesi : “Chi sei, e voi altri chi siete?”

Il me stesso anziano disse: “Io sono Superbia, il migliore ed il piu anziano dei tuoi peccati, qui con me al mio fianco, puoi vedere Ira, lo riconoscerai dal sangue sul corpetto, Lussuria, dall’abito rosso vermiglio e gli occhi gialli di gatto, laggiu nascosto nel suo mantello nero trovi Avarizia il ladro, li vicino Gola il depresso cronico, non parla quasi mai ha sempre cioccolata in bocca, Accidia l’avvocato delle tue colpe dalle mani sporche di ego, e Invidia il serpente del tuo essere che si lima i denti intrisi di veleno”-

“Benvenuto ssssignore” disse leccandosi le labbra con la sua lingua biforcuta,
“E davvero un piacere conossssscerti padrone” – e conficcò i suoi denti su una mela rossa, risucchiandola in pochi secondi-

Diventai pallido, l’effetto delle mie droghe, doveva avermi fatto perdere completamente il senno per farmi arrivare a questa visione, ma piu cercavo di chiudere gli occhi, e pensare fosse un sogno, piu mi rendevo conto, che non potevo scappare da quella orribile situazione :

“Cosa volete da me?” chiesi tremando,

Tutti risero, e riprese a parlare Avarizia col tono d’un avvocato del diavolo : “Vogliamo te, ci servi per concludere la nostra seduta”

Superbia fece cenno con una mano agli altri per placare le risate e riportare il silenzio e parlò con voce forte: “Sono anni che attendiamo il tuo arrivo, per fermare una volta per tutte il caos che ci governa, sappiamo cosa cela il tuo cuore, siamo te infondo, e sappiamo che fai uso di droghe ogni giorno per non sentirlo piu, e stasera noi faremo si che il tuo tormento finisca, ma devi aiutarci, parlaci di lei..”

E dall’angolo della stanza apparve una donna imbavagliata e legata che gettarono di fianco a me, era terrorizzata stava piangendo, dai lati della benda sugli occhi infatti vedevo i segni delle gocce che lente scendevano sui lati delle guance :

“Lei e colei che ti ha tradito, ma ti ha anche fatto innamorare per l’ultima volta,
per te era molto importante,
ora sei disposto a dare la tua vita per salvarla o preferisci vederla morire qui davanti ai tuoi occhi?”

Ira di fianco a superbia incalzò :” Si si dai, fammela sgozzare a me, ho sempre desiderato sentire il suo sangue scorrere fra le mie dita, dopo tutto quello che ci ha fatto mi sembra il minimo” – disse strofinandosi le mani e leccandosi le labbra –

Lussuria d’altro canto disse: “Non sarebbe male farci l’amore prima, e poi tagliarle la gola alla fine del rapporto? Cosi da cogliere l’ultima goccia di piacere e farle capire cosa abbiamo provato? Sarebbe divertente no?” – affermò con sguardo ambiguo

Gola invece aveva un altra idea : “E se la tagliassimo a pezzettini piccoli piccoli, carote, pomodorini, infondo lessata la sua pelle cosi morbida gia di per se, sarebbe come quella di un coniglio, perfetta per il nostro palato, lasciatela a me per favore” – parlò accarezzandosi la pancia al sol pensiero di quell’abbuffata

A sentir tutte quelle esclamazioni assurde urlai : “Basta! Se c’e qualcuno che deve porre fine a tutto quello sono io non voi, è per colpa mia se siamo qui tutti riuniti, mia e delle sostanze che mi girano in corpo, datemi il coltello, ci penserò io a fare quello che devo fare”- dissi con la voce tremante –

Cosi impugnai il coltello, i sette incappucciati la tenevano ferma al centro della tavolata,
ed io stringendo forte il manico m’avvicinai sino al collo nudo e immacolato di lei,
che tremava e sudava freddo, non provai paura, ne compassione, le tolsi il bavaglio, le tolsi la benda per guardarla negli occhi e le dissi:

“Ora é finita”

E conficcai la lama attraverso la carotide, mentre consumava le sue ultime urla senza potersi muovere,
i suoi occhi da prima agitati si spensero, e il tavolo si riempì di rosso vermiglio,
anche le mie mani, e la mia faccia, ma ero felice, intorno a me i sette ridevano,
ridevano sempre piu forte, finché il rumore divenne insopportabile, e girandomi cercando di farli star zitti non vidi nessuno, eravamo solo io e lei,
in una casa abbandonata diroccata, circondati da un vento gelido..
che accarezzava i miei capelli bagnati dal sudore.

Lei ora dormiva,
l’accarezzai dolcemente,
anche nella morte aveva un viso stupendo,
bruciai tutto,
e guardai freddamente il suo corpo carbonizzarsi,
il fuoco entrava e usciva dalle ossa e strappava via occhi e muscoli,
sino a diventare cenere,
quella stessa polvere che aveva lasciato nel mio cuore,
ora era diventata la sua unica forma.

Ritornato sui miei passi verso casa,
presi l’ultima dose che mi era rimasta per addormentarmi sereno,
le voci erano scomparse,
e la luna ora si nascondeva dietro il ritorno del sole,
mentre Morfeo mi avvolgeva per sempre col suo manto incantato.

Informazioni su darthpladis

Sono un ragazzo che ama l'arte in tutte le sue forme, dal teatro al cinema, dalla musica alla natura, dalle labbra di una ragazza alla pietà di michelangelo. Amo scrivere romanzi storie poesie favole e canzoni, viaggiare, e conoscere sempre cose nuove.
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7 risposte a La Casa dei Sette Io –

  1. anima silvae ha detto:

    Grazie per questo quarto d’ora di questa piacevolissima lettura.

    • darthpladis ha detto:

      Prego, anche se il mio obiettivo era inquietare il lettore, ma va bene comunque 🙂

      • anima silvae ha detto:

        Io sono cresciuta rilassandomi con romanzi horror e le serie televisive più dark e in qualche modo “strane”. quindi posso rassicurarti, è inquietante. E’, per me, un tipo d’inquietudine che fa molto bene all’animo. Non c’è niente di più spaventoso dell’altrui allegrezza senza buoni motivi, che di solito non ci sono, e dei racconti lieti.

      • darthpladis ha detto:

        In realtà sai ho iniziato proprio con cose del genere a scrivere, adoravo leggere Edgar Allan Poe da bambino, o anche Piccoli Brividi, anche se mi facevano un po di paura, ho sempre voluto cercare di creare un atmosfera che desse una sensazione d’inquietudine, ma che allo stessa maniera rappresentasse un pò me stesso.. Qui l’ho esasperata riflettendo su una relazione passata, su come a volte sdoppiamo noi stessi in tanti pezzi pensando o vivendo relazioni malate che ci portano al limite, in questo caso il passato viene pugnalato dal presente, ed è metaforicamente quello che ho fatto. Ma metabolizzarlo scrivendolo mi ha fatto star meglio, forse avrei voluto farlo piu lungo, piu dettagliato in certe parti, aggiungerci qualcosa in piu.. Far parlare tutti i miei lati non solo quelli piu in vista, o quelli piu facilmente collegabili con dei paragoni semplici.. L’importante per me e che nasca da mie esperienze personali cosi da poter essere il piu possibile verosimile e reale, al resto ci pensa la mia fantasia malata, che a volte crea mondi fantastici, o poesie romantiche (rigorosamente per persone che non le sanno apprezzare o addirittura manco le leggono) o romanzi, o in questo caso racconti del “terrore”, prometto che cercherò di farti piu paura al prossimo giro, magari una roba sulle fobie.. mmm.. forse ho gia un idea 🙂 Grazie per esser passata e buona giornata

  2. Harley ha detto:

    Lo rileggerei per moltissime altre volte ancora… è splendido!

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