Prisma e l’avventura dentro il Quadro – Capitolo 21 – La Luna Rossa –

“Eccoci nonna, ecco il mare..” Francesco sorrideva, aveva fatto tutto di corsa senza dire nulla a nessuno, aveva preso sua Nonna e l’aveva portata al mare, la governante a casa forse stava impazzendo, e persino sua madre forse in quel momento lo stava odiando..ma a lui non importava, aveva fatto una promessa e l’aveva mantenuta;

“Saranno piu di 20 anni che non vedevo il Mare lo sai?” ; gli sussurrò ridendo sua Nonna dalla carrozzina, che in maniera molto imprecisa scivolava sulla riva della spiaggia..lasciando delle sottili linee sulla sabbia che venivano cancellate lentamente dalla marea.

“E proprio bellissimo.. non me lo ricordavo cosi meraviglioso”; continuò l’anziana signora, mentre orde di turisti passavano oltre a quella strana coppia,un ragazzo alto un metro e novanta con un paio di occhiali da vista da nerd neri, e una signora comodamente seduta sulla sua poltroncina a quattro ruote.

“Te l’avevo detto che saremmo venuti, ci tenevo a portarti qui lo sai” rispose il giovine sorridendole.

Dopo una lunga passeggiata, i due si fermarono vicino a degli scogli, l’anziana signora guardava il mare con occhi profondi, cosi il nipote le chiese a cosa stesse pensando:

“Pensò che non ho mai visto una cosa cosi bella..” e un dolce sorriso le apparve nel volto;
“Ma la piu bella per me rimani tu francesco..” -i due risero un pò..e poi ritornarono sui loro passi..

Una volta tornati a casa, lo sguardo della signora si posò su un quadro appoggiato sopra il caminetto a legna, era un tempio antico tutto d’oro immerso in una giungla indiana, sorretto da statue di scimmie con occhi di rubino, dalle fondamenta nasceva un acqua cristallina, e si riversava a modi cascata su un placido fiume al tramonto..era un quadro di francesco, e con curiosità gli chiese:

“Stai continuando a disegnare vero?”- con occhi arguti lo puntò

Il giovane scosse la testa piano:

“Non so se ne valga ancora la pena sai nonna..non ho piu molta ispirazione..non so cosa mi stia succedendo..”- disse strofinandosi i capelli ricci..

“Non farti fermare da qualche amore o situazione brutta..tutto passerà vedrai..però fammi una promessa..” e li si fermò ben bene e allungò una mano per accarezzargli una guancia-

“Miraccomando non smettere mai di disegnare..promettimelo” e lo strinse a se con dolcezza-

Il giovane sorrise e rispose: “Te lo prometto nonna”

—-

“Smeraldo dove sono finiti tutti i colori? E i fogli?”

Il piccolo bimbo dagli occhi verdi chiamato Smeraldo dai suoi “genitori”, non era per niente un bimbo normale, non stava mai con nessun altro bambino, e per la maggior parte del tempo restava chiuso in camera sua a disegnare, per ore, settimane e mesi..senza mai pronunciare una singola parola.

I suoi erano preoccupati, ma cercarono di fare tutto il possibile per cercare di farlo avvicinare ad altre persone, ma lui non ne voleva sapere, guardava sua madre con i suoi occhi verdi grandi e belli, e lei ogni volta faceva quello che voleva lui..come se fosse sotto un incantesimo.

“Amore che ti succede?” chiese il marito, Romberto a sua moglie Triangiorgia, (si loro abitavano in un isola dove ogni persona aveva un nome legato alla geometria in parte, come dio avevano la matematica quindi tutto si spiega no? Lasciate perdere il narratore, e le sue fantasie sciocche contnuate a leggere :D).

Ma non ottenne nessuna risposta da lei, quasi come se si fosse trasformata in un robot, o peggio in una persona che non riconosceva piu…

Si parlavano sempre di meno fra di loro, e Triangiorgia stava sempre di piu con Smeraldo che con lui, iniziava quasi ad odiare quel bambino, a volerlo vedere morto, giorno dopo giorno si allontavano finché un giorno:

“Amore senti ti devo parlare” disse Romberto, e fece accomodare sua moglie in cucina, lei arrivò e si sedette senza muovere nemmeno l’aria, aveva il volto consumato e bianco, come se non dormisse da giorni:

“Di cosa vuoi parlarmi tesoro?” disse a voce robotica Triangiorgia senza battere ciglio, con occhi sbarrati e un sorriso inquietante sul viso che mai spariva;

“Amore c’e qualcosa che non va, e secondo me la colpa é di Smeraldo..ti sta facendo diventare una persona che io non posso amare..per questo sto cercando di parlarti..capisci?” disse con una voce quasi soffocata dalla tristezza che sentiva in petto, la moglie non rispose, si guardò intorno e sorrise al marito, come se non avesse manco parlato a lei.

Al chè Romberto si arrabbiò e tirò via il tavolo da davanti a lei, e con tutta la furia del mondo in corpo disse a due centimetri dal naso della consorte

“Amore quel bambino non é umano! Ti sta uccidendo, guarda il tuo volto, guarda le tue mani, guarda me tesoro! Non ti avevo mai urlato prima d’ora in faccia, vivevamo una vita cosi bella insieme..ed ora quel demone ti sta occultando il cervello!”

Lievemente la porta chiusa della cucina si apri e da una piccola fessura spuntava l’occhio sinistro di Smeraldo, Triangiorgia se ne accorse immediatamente e senza perder tempo rispose al marito:

“Vattene di qui, nessuno ti vuole piu, Smeraldo é un bambino normalissimo, é il mio tesoro, il mio mondo, e tu che lo insulti non meriti di vivere sotto il suo stesso tetto, lui é il mio piccolo dio..non puoi capire, lui ha una luce in se.. una luce senza limiti..e lui vuole portarmi con se, e farmi diventare la sua dea, nel suo bellissimo castello.

Quindi non ti permetterò piu di dire cose del genere al mio bambino, prendi le tue cose  e sparisci”

Con indifferenza e freddezza estrema aprì la mano del povero compagno..e gli lasciò cadere l’anello, che lui le aveva dato in dono durante la cerimonia di unione dei cuori che si svolgeva il 21 di Marzo per l’equinozio..(era l’unico giorno in cui due persone che si volevano bene potevano unirsi in un legame, per rispetto della Grande madre..si faceva esclusivamente quel giorno.. perché cosi come la primavera dava vita a nuove gemme e frutti, cosi doveva essere quell’unione) e se ne tornò nella camera di Smeraldo.

Cosi Romberto lasciò quella casa, fece fagotto, e se ne andò per la sua strada, non poteva piu sopportare una vita del genere, in quel posto c’era qualcosa che non quadrava, ma purtroppo non poteva farci nulla, non era un mago, nemmeno uno stregone..e cosi sparì all’orizzonte immerso in quelle lacrime cosi amare, maledicendo il giorno in cui incontrò quel bambino.

Intanto nella camera  del bimbo, Smeraldo stava ritto in piedi sopra una sieda, con un ramoscello di ulivo nella mano sinistra dirigeva i fogli disegnati da lui, c’erano ottoni, archi, piatti, cornamuse, liuti..insomma un esercito di strumenti, Triangiorgia era in fondo alla camera in mezzo a tanti altri fogli umani che facevano il “pubblico”, e gli mandava bacioni con gocce di gioia negli occhi.

Un attimo fu, un tocco della bacchetta, e Smeraldo diede vita a una sinfonia cosi bella che attorno alla casa iniziarono a crescere rose bianche, rose blu, rose di ogni tipo, e anche loro a ballare sulle note, insieme agli insetti, e agli animali..

Alla fine dell’esecuzione Triangiorgia corse da Smeraldo e lo abbracciò forte:
“Sono cosi orgogliosa di te amore mio..”

Il bambino non ricambiò ma sorrise,
prese la mano della madre e le chiese di uscire assieme, a far due passi sulla riva, per bearsi di quella meraviglia.

Era una sera bellissima, la luna splendeva, rossa e magnifica, Smeraldo portò sua mamma fra le acque di quel mare, esattamente sotto la luce riflessa dalla luna e la abbracciò, dal suo cuore allora nacquero centinaia di rose e rovi, cha avvolserò completamente la donna, che in preda al terrore urlava con occhi pieni di sangue..

“Perché mi fai questo? Perché figlio mio?” urlava cercando risposte, muovendosi in tutti i modi per districarsi.

Il bambino allora senza battere ciglio rispose con una voce gelida, che probabilmente proveniva da un altro uomo.

“Avevo bisogno di un cuore puro, che mi amasse piu di ogni altra cosa per tornare a essere quello che ero, ed ora che l’ho trovato non ho piu bisogno di te, mi basta il tuo cuore”

La madre non ebbe tempo nemmeno di rispondere, che gia era tutto finito, i rovi tornarono dove erano nati ,portandosi con se quel cuore cosi pieno di amore incondizionato, e da quelle fosche tenebre colorate solo dalla falce della luna rossa,
il Leone tornò a ruggire.

Informazioni su darthpladis

Sono un ragazzo che ama l'arte in tutte le sue forme, dal teatro al cinema, dalla musica alla natura, dalle labbra di una ragazza alla pietà di michelangelo. Amo scrivere romanzi storie poesie favole e canzoni, viaggiare, e conoscere sempre cose nuove.
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