Prisma e l’avventura dentro il quadro

“Ma come ci riesci?” Due occhi vispi e verdi accesi mi osservavano attenti, mio fratello Prisma non aveva molta pazienza, e quando dipingevo stava ore a guardarmi e a farmi una pioggia di domande.. “Non é niente di speciale sai? Libero la mente e lascio che sia l’Universo a disegnare per me..e tutto nasce naturale..” Fuori le nuvole si poggiavano stanche e grasse di gocce, in attesa del lampo, che come un maestro d’orchestra da sempre inizio alla tempesta, con un unico e veloce tocco.. Il pennello danzava sulla tela ferma, io l’accarezzavo dolcemente come si fa di solito con un amore appena nato, un occhio sulla punta, l’altro sul colore, quando si posa bisogna far presto, e con garbo, per sfumarlo e render piena l’immagine che fluttua nella nostra fantasia.. “Mi stai ascoltando o fai finta di non sentirmi?” Per un secondo il pennello si ferma.. “Scusami cosa stavi dicendo? Lo sai che quando disegno non voglio esser disturbato fratello..mi riesce difficile tenere contatti con la realtà..” Prisma sbuffò, a volte era quasi più capriccioso di me, mi faceva tanto sorridere quando faceva così, rivedevo in lui quel bambino che ero stato nella mia turbolenta infanzia.. “Come ci riesci a farli uscire dalla tela?” In tanti me la facevano questa domanda, ma solo a lui risposi col cuore, non avrei mai potuto mentire a lui, era parte di me, probabilmente una delle poche persone con cui non avevo paura di conversare senza sentirmi fuori dal mondo.. “E una storia lunga sei sicuro di volerla sentire?” A sentirsi rispondere cosi si eccitò tutto e fece cenno di si con la testa, così lo presi con me, disegnai un bosco meraviglioso ed entrammo nel dipinto.. Prendemmo posto l’uno di fronte all’altro, e ancora mi sembrò di vedere me stesso riflesso nei suoi occhi, come se l’universo avesse strappato dal mio corpo la mia anima e l’avesse posta di fronte a me, per ricordarmi cos’ero davvero..o per confondermi? “Dunque, da dove posso iniziare? Se non sbaglio avevo proprio la tua stessa età quando accadde, ero un piccolo monello ai tempi della scuola sai? Non sono mai riuscito a stare fermo in un posto o ad ascoltare chi era più grande di me, ma non perché non volevo farlo, perché sentivo dentro di me qualcosa di più grande, di più profondo..una consapevolezza universale che mi portava a curiosare ovunque.. In ogni luogo possibile ed inimmaginabile.. Fatto sta che una notte, mentre vagavo in uno dei miei sogni lucidi, m’inoltrai in un labirinto con posta all’entrata una fontana meravigliosa sovrastata da un unicorno d’argento, lo ricordo nitidamente, come se potessi toccarlo con questa mano ora..” E gli toccai il viso sorridendogli.. “E poi?” “Arrivato la, sapevo di averlo gia visto quel luogo, anche se non l’avevo mai visto, ricordavo ogni foglia ogni colore, infatti trovai subito la strada giusta, non mi persi, arrivai fino in fondo..fino ad un enorme porta di roccia, oltre quella porta sentivo una voce chiamarmi, una voce che conoscevo, era la mia voce.. Sfondata la porta vidi che ero circondato da nuvole e gas provenienti da un enorme calderone, una vecchia signora, forse una strega, o una fattucchiera con più di mille anni sulle spalle, mi guardava come se fossi tornato da un viaggio lunghissimo..e mi disse.. “Finalmente sei tornato, hai capito dunque che non puoi sottrarti al tuo destino, guarda ecco il cuore dell’universo, mangialo, presto prima che smetta di battere!” Io ero un po’ titubante all’inizio, ma fui convinto dal mio stesso io-bambino: “Non aver paura” disse nei suoi 9 anni e pantaloncini corti “Non averla mai, e potrai rendere vere quelle fantasie che tanto hai amato nella tua vita, con un semplice tocco di matita o penna..” mi sorrise ed entrò dentro il mio petto, in quel momento sentii l’odore del mio mare inondare i miei sensi e muovere i miei capelli, come accadeva in quei caldi pomeriggi estivi quando la mia giovinezza correva dietro agli aquiloni o si tuffava nelle onde con maschera e boccaglio nei giorni di tempesta.. Cosi trovai il coraggio e ingoiai il cuore..aveva un sapore di mirtillo.. Ogni angolo della mia pelle inizio a brillare, ogni fessura del mio corpo sprigionò luce purpurea, la strega cominciò a ridere..disegnò un antichissimo simbolo circolare sul muro della camera e con un tocco del suo bastone lo trasformò in un portale temporale, mi ci butto dentro con la forza e un attimo dopo mi ritrovai in camera mia, sudato, sveglio, come ogni mattina di scuola fino a quel momento.. “E poi?” disse pieno di curiosità mio fratello, io mi soffermai sui suoi occhi per un istante, erano uguali ai miei, azzurri pervasi da una luce verde che s’accendeva quando il sole ci baciava..e ripresi a parlare.. “E poi ho iniziato a creare storie, favole, e disegni..ma sai una cosa? Non tutti riescono ad entrarci come ci entriamo io e te..non tutti riescono a oltrepassare questi confini.. La fantasia di un bambino, una volta non aveva limiti, ma col tempo l’essere umano ha cercato di distruggerla in ogni modo, con televisioni, tecnologie e sciocchi limiti..come l’età..o come il tempo.. Cosi l’universo muore, perché senza fantasia ,senza immaginazione come può esistere l’universo? Prisma mi guardava, incantato, come se gli avessi appena rivelato un segreto incredibile e meraviglioso, quando in realtà era lui che aveva riempito la mia vita di quella stessa meraviglia che lui vedeva uscire dalla mia bocca e dai miei occhi.. Era pensieroso assorto guardava il cielo in acrilico fresco del colore appena steso e poi all’improvviso disse.. “Voglio imparare anche io a farlo, riusciresti a insegnarmelo?” Io scoppiai a ridere.. “Non si può insegnare questa cosa, deve nascere dal tuo cuore, da te stesso, la magia é dentro ognuno di noi..devi solo trovarla..prenderle la mano e farla innamorare di te, e lei non ti lascerà mai..” Prisma fece cenno di aver capito..e si accarezzò i capelli mossi con un gesto, sbadigliò piano stroppicciandosi gli occhi con una mano.. “Ora torniamo a casa ok?” Lo presi per mano e l’accompagnai ai bordi del quadro, lo feci accoccolare sul suo letto e gli rimboccai le coperte dandogli un piccolo bacio sulla fronte, ma prima di cadere nel sonno ad occhi semichiusi mi chiese: “Ma e se fosse anche questo solo un sogno o un tuo dipinto?” io gli sorrisi con dolcezza..e risposi ” Dormi ora..ci incontreremo nei sogni” E avvolto dal silenzio della notte interrotto da qualche grillo..s’addormentò dolcemente..

Informazioni su darthpladis

Sono un ragazzo che ama l'arte in tutte le sue forme, dal teatro al cinema, dalla musica alla natura, dalle labbra di una ragazza alla pietà di michelangelo. Amo scrivere romanzi storie poesie favole e canzoni, viaggiare, e conoscere sempre cose nuove.
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