Il Lago di Rugiada -prima parte-

Era una notte buia,
avevo perso la strada del ritorno verso casa,
eravamo andati a prender mirtilli nei boschi vicino al fiume,
ma incuriosito da una volpe d’un rosso splendente m’ero addentrato così in fondo al bosco,
che non mi ero accorto di aver lasciato mio fratello e i miei genitori,

non sentivo rumori non percepivo il freddo,
vedevo solo la volpe che si muoveva veloce fra le foglie color arancio scuro.

Il giorno prima aveva piovuto e dal sottobosco arrivava un forte odore di terra bagnata,
un profumo di pino, e di muschio inebriava il mio naso che se ne stava fermo all’insu,
mentre mi beavo dei sentieri che i rami tracciavano allungandosi verso le nuvole,
i miei pensieri mi portavano sempre altrove,
cosi tanto da dimenticarmi di tutto e del presente stesso.

Camminavo ormai da ore fra grandi alberi d’antica corteccia
,e quando pensavo di aver perso anche la mia volpe,
quando il sole tramontando colorando tutto di rugiada
m’illuminò gli occhi rieccola li,

di fronte a me,

sopra un ceppo d’albero caduto, immobile come se mi stesse aspettando,
nei suoi occhi risplendevano i raggi del sole e col muso puntava aldilà della valle.

Là immersa nel verde c’era una piccola casina
con attorno a se un lago tutto dorato,
circondato da persone d’ogni genere e colore,
stringevano in mano delle maschere di legno dalle diverse e strane forme.

La volpe entrò veloce dentro un portone di legno,
e dal di là di esso con un passo lento e meditato,
apparve un anziano signore, tutt’avvolto da una tunica scura,
con una barba bianca lunga e un paio di baffi incolti,
con affanno si avvicinò a me tenendosi col bastone stretto a se e disse:

“Allora sei arrivato finalmente..ti stavo aspettando figliolo”

io tutto sorpreso non riuscì a dire nulla, lui continuò con voce calma muovendo i baffoni ispidi,

“Vieni seguimi dentro casa, immagino che sarai esausto, fuori si gela dopo il tramonto,
in casa ho della zuppa di zucca calda che ti farà star meglio”

Dentro casa ogni utensile porta sedia o bottiglia era fatta in legno che fosse di quercia o di pioppo, di pino o di salice, tutto era intagliato a mano con affilati coltelli e tanta pazienza..
Non c’erano orologi ma un’enorme clessidra l’unico oggetto in vetro della casa,
posto al centro di essa, faceva da pilastro reggendo l’intera opera,
la sabbia al suo interno brillava, come se fosse un misto di lucciole rugiada.

In fondo al salone il vecchio si fermò su una vecchissima poltrona ricavata da un grande tronco di quercia, e mi verso del thè caldo o quello che doveva essere un suo esperimento o miscuglio d’erbe e radici, un infuso africano molto antico che aveva il potere di guarire da ogni male chiunque lo bevesse senza aprire gli occhi, dopo qualche sorso iniziò a parlare:

“Dunque- bevve un altro sorso lungo ed appoggiò la tazza davanti a un fungo enorme che fungeva da comodino- so che ti stai chiedendo tante cose, hai camminato tanto,
quella birichina t’ha fatto impazzire vero?

io mi guardai intorno e chiesi:

“Chi m’ha fatto impazzire?”

“Ma la mia volpe no? Maya, la trovai secoli or sono ai bordi di questo lago,
mentre io invecchio lei rimane sempre meravigliosa come il primo giorno che l’ho incontrata, guarda eccola che arriva – la volpe si mise sulle ginocchia dell’anziano stregone  e si mise a dormire mentre lui l’accarezzava dolcemente – devi scusarla ma a volte si dimentica del presente e io forse l’ho viziata troppo – e comincio a ridere-

gli feci cenno di continuare, ero molto incuriosito dalla sua storia, e dato che ero lì non volevo di certo tornare indietro senza averla ascoltata tutta;

“Vedi lei vede dentro l’anima della gente, questo luogo sacro infatti, non può essere visto da chi non ha un cuore puro, un cuore libero, un cuore senza vincoli…lei sente chi vuole trovare in se la chiave, e quando lo sente, trova la via e si fa seguire fino a farti perdere..
ma ironia della sorte, solo quando si perde la strada..si trova davvero quello che non abbiamo mai trovato..ciò che cerchiamo da sempre..”
– e rise ancora-

io ero dubbioso, non avevo capito molto del discorso infondo ero solo un bambino,
colsi quell’attimo di silenzio per porgli alcune domande che tormentavano la mia testa,

“Mi scusi signore, ma quelle persone la fuori chi sono?
Perché hanno tutti una maschera in mano? E perché non si muovono mai dai bordi del lago?”

la volpe si rizzò in piedi al sentir pronunciare quella domanda, mi guardò fisso negli occhi, poi corse via di nuovo in mezzo all’erba fresca;
Il vecchio prese un altro sorso di infuso e parlò:

“Quelle persone sono tutte arrivate qui come te,
ma hanno scelto l’illusione,
non erano contenti di loro stessi,
erano confusi dalla loro stessa confusione,
e per impedire che si buttasserò nel lago per follia,
gli ho costruito una maschera ad ognuno di loro,
ogni maschera rappresenta ciò che li ha feriti nel cuore,
loro versano il loro volto dentro la maschera e lo versano nel lago ogni mattina,
ed ogni mattina piangono per poi ridere,
questo capita quando non si é in pace con il proprio io..
si perde il sennò facilmente di questi tempi..
ah quanta sofferenza ho visto nei loro occhi mio caro..” – una lacrima scese dal volto grinzoso e vissuto del grande stregone,
prese un dolcetto al miele e si fermò..

“Tu sei il primo che é riuscito ad arrivare qui e a parlarmi dopo secoli,
devi esser stato un gatto prima di esser tramutato in queste sembianze umane,
nei tuoi occhi leggo tante cose..ma non vedo paura, non vedo timore, non vedo limiti,
e sono felice…ah se sono felice…”

mi guardò con dolcezza e io colto da un momento di imbarazzo dissi:

“Ho sempre sentito che qualcosa mi stava chiamando, una voce dentro di me..
qualcosa che a cui non ho mai saputo dare forma o nome..”

il vecchio fece cenno di si con la testa piano;

“Hai compreso..ora io ti aprirò la porta..ma dovrai essere tu a sorpassarla..”

posò piano un dito sulla mia fronte e da esso un raggio di luce d’incredibile grandezza sgorgò forte e con violenza inaudita..

“Ora puoi vedere anche tu,
puoi vedere oltre la materia oltre le parole toccarle e assaggiarle,
chi non desidera avrà tutto l’oro del mondo,
apri gli occhi,
e vola”

-fine della prima parte-

(se vi é piaciuto lasciatemi un commento o un mi piace, questo racconto sarà diviso in 3 parti, ci vediamo la prossima settimana per la seconda parte!)

Francesco

Informazioni su darthpladis

Sono un ragazzo che ama l'arte in tutte le sue forme, dal teatro al cinema, dalla musica alla natura, dalle labbra di una ragazza alla pietà di michelangelo. Amo scrivere romanzi storie poesie favole e canzoni, viaggiare, e conoscere sempre cose nuove.
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