L’Ultimo Foglio

Urla e risa di bambini riempiono l’aria del parco,
succede sempre cosi nei giorni di festa,
ci si ritrova con un vestito troppo largo,
o troppo stretto,
a leccarsi via dalle dita lo zucchero senza pensare a nient’altro,
se non a correre, a far dispetti alle bimbe,
per poi nascondersi, guardarsi negli occhi e dire
“sssh..”
come se avessimo appena rubato il tesoro della corona inglese e l’intero mondo ci stesse cercando..

Leonardo é infondo
nell’ultimo banco della classe
solo ,
travestito da fantasma,
il lenzuolo,

l’ha tagliato tutto da solo si ripete nella testa,

con un pennarello indelebile,
s’era tutto disegnato e adornato di ragni, boccacce, serpenti ed artigli:
“L’ho fatto tutto da solo..”
si ripeteva, mentre i suoi compagni volavano fra i banchi, gridavano si stringevano,
scivolavano, correvano, in quel giardino ricolmo di sapori parole bibite e dolci.

Leonardo era un bambino strano,
le maestre avevano parlato spesso con i suoi genitori per questo motivo:

“Non fa amicizia con nessuno,
parla da solo a volte in classe,
sembra che sia sempre con la testa fra le nuvole,
guarda sempre fuori dalla finestra e non da retta
..non da retta a nessuno..”

Leonardo
in mezzo ai suoi genitori
nei suoi 6 anni si sentiva schiacciare e si guardava i piedi,
i capelli ricci scivolavano giù,
cosi ogni tanto li soffiava via per spostarli dagli occhi,
sospirava piano,
e viaggiava via da li con la fantasia..
Lo faceva molto spesso,
ogni volta che la realtà gli stava antipatica..

Volava sfiorando nuvole di zucchero,
s’immergeva , nelle profondità dell’oceano cavalcando balene bianche,
strappava un pezzo di luna, che sapeva tanto di sogno,
diventava piccolo come una formica e faceva amicizia con le coccinelle e le api
fino a sentirsi parte di qualcosa,
parte di un infinito che solo lui poteva…

“Leonardo ehi! ci sei? Allora vieni a giocare fuori con noi, giochiamo alla guerra, vieni?”

un suo compagno di classe travestito da zucca lo strattonava ridendo;

“Dai ma sei ancora li a disegnare Leo?”

la maestra anziana truccata e vestita da strega, si avvicinò al banco,
tutti i bambini sparirono fra grida e risate al suo arrivo..

Si avvicinò piano a lui per vedere cosa stesse buttando in quel rettangolo bianco..

“Io non sono Leo sono uno spettro della notte, uuuh!!”

disse lui scherzando da dietro i buchi del lenzuolo
la maestra piano tolse il velo bianco
e da li sotto spuntò una testolina riccia e sorridente..

“Che cosa stai disegnando?”
allungando i grandi occhiali spessi ,
si chinò per guardare meglio l’opera del fantasma

“Questo é il mio mondo..”

e la maestra vide le nuvole, il mare, le coccinelle, l’erba..
diede un bacio in testa all’allievo

“E un mondo bellissimo,
ma perché non vieni fuori nel “vero” mondo con noi a giocare?”

il bimbo s’agitò molto e rispose

“Perché sennò poi chi sorveglierà il regno?
E la principessa potrebbe rischiare di essere rapita dal drago cattivo di nuovo!”

tirò fuori altri fogli dalla cartella,
cosi tanti che riempirono tutta la classe

“Eccolo li! Lo vede? Sta bruciando tutto un’altra volta quel dispettoso!”

la maestra sorrise..

“Rimettili pure a posto Leo,
l’importante é che tu mi prometta che farai il bravo e non ti sposterai da qui”

Leonardo sorrise, e nei suoi occhi brillava una luce senza limiti:

“Grazie”
sorrise e con qualche difficoltà,  si rimise il lenzuolo sopra
tutto sporco di colori, tempere e caramelle..

Fuori il sole opaco di fine Ottobre illuminava d’un arancio vivo
gli occhi dei mostri
che ora giocavano al gioco della sedia, ne era rimasta una sola,
uno scheletro e un vampiro si guardavano in cagnesco facendosi la linguaccia e canzonandosi a vicenda,
quando la musica si fermò entrambi si gettarono sull’ultima sedia
finirono per terra ridendo e rotolandosi come volpi di bosco..

Leonardo sospirava piano,
a volte
quando si sentiva triste,
disegnava ciò che lo rendeva tale nel suo foglio,
e lo bruciava nel caminetto di sua nonna,
guardava ogni piccolo frammento di quell’incubo svanire nell’aria,
e sorrideva pensando:

“Ora non esisti più..”

Nelle sue mani sporche di rosso, di blu, di giallo, giravano storie volti e lacrime,
si immedesimava completamente nei protagonisti delle sue favole,
piangeva rideva amava odiava e si perdeva…ogni volta si perdeva..

Non voleva ritornare indietro dal suo mondo, ma ogni volta qualcuno doveva impedirgli di viaggiare,
con un urlo, una domanda, una carezza o uno scherzo..lo prendevano via con la forza:

“Questa é solo fantasia Leonardo, questo non esiste Leonardo, questo é soltanto colore Leonardo smettila di sognare ritorna con i piedi per terra..”

Le mani sul foglio tremavano,
Leo aveva finito i fogli bianchi e quello era il suo ultimo disegno,
era una piccola casa sopra una meravigliosa montagna innevata con tantissime nuvole
un ruscello e campi sterminati d’erba sorvolati da milioni di piccolissime farfalle bianche

Gli occhi di Leonardo,
un mare di azzurro puro
,di luci vive,
sfumati dal chiaroscuro del tempo
un battito lento del cuore..
il desiderio
e poi

il silenzio..

La campanella suonò forte per tutto il giardino della scuola,
anche quella giornata si era conclusa e tutti i bambini erano fermi in fila per due per uscire…
tranne uno…

“Ma dov’e finito Leonardo?” dicevano tutte le maestre le bidelle i bambini tutti a cercarlo dappertutto sotto ogni tavolo ogni angolo ogni cespuglio..
ma di lui nessuna traccia..

“Sarà sgattaiolato fuori prima della fine della festa” disse la direttrice bacchettando le insegnanti “Non é la prima volta che capita, e non sarà di certo l’ultima, quel bambino non é umano..é una volpe” disse ridendo

La maestra anziana vestita da strega non la pensava cosi..e borbottava fra se..

“Eppure i suoi vestiti erano appesi fuori dalla classe,
il suo zaino riposto assieme agli altri..”

pensava ad alta voce girando per la classe..

“E allora dove potrebbe esser finito?”

d’un tratto una bambina che aveva dimenticato in classe l’astuccio spuntò dalla porta
facendo un gran baccano:

“Signora maestra ho dimenticato l’astuccio, lo prendo e vado che mia mamma mi aspetta fuori, dopo mi porta a prendere un gelato vicino alle giostre, ma se non le riporto l’astuccio si arrabbia tanto tanto..”

camminò fino al suo banco, l’astuccio era li per terra..
ma la bambina si fermò più del dovuto,
di fianco all’astuccio c’era un foglio,
lo raccolse e lo porse alla maestra con delicatezza:

“Questo l’ho trovato la in fondo, deve averlo perso qualcuno di sicuro” e scappò via

il foglio ora era fra le mani dell’anziana strega,
a guardarlo non sembrava un disegno tanto diverso dagli altri,
una casa sopra una montagna innevata circondata da nuvole e campi sterminati d’erba con tantissime meravigliose farfalle bianche..

“Ma..” la maestra fece cadere per terra il foglio..

Sul tetto della bella casetta le sorrideva un bambino,
la salutò, e scomparve ridendo in quel mare d’erba
dove solo chi sa volare col cuore più in là del vero stesso,
riesce a oltrepassare il velo che divide il sogno dalla realtà.

Grazie.

Informazioni su darthpladis

Sono un ragazzo che ama l'arte in tutte le sue forme, dal teatro al cinema, dalla musica alla natura, dalle labbra di una ragazza alla pietà di michelangelo. Amo scrivere romanzi storie poesie favole e canzoni, viaggiare, e conoscere sempre cose nuove.
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