Nessuna

Correva,
fra le foglie ingiallite d’un bosco avvolto dauna scura nebbia dove l’infinito giocava con il nulla.
Ora camminava,
bambino di pochi anni per se, ma molti per gli altri, pensava, intanto guardava in su,
sfiorando il limite del suo sguardo con la mano destra, o era quella sinistra?
Non aveva tempo, e non ne voleva addosso, non sopportava pensare, voleva solamente continuare a camminare,
e lasciarsi indietro il resto, togliersi i vestiti che il passato aveva cucito sul suo corpo, e andare, con un sorriso andare.
Aveva avuto sempre questo sogno addosso, fin da quando non poteva ricordarne il ricordo,ed ora seduto sopra un albero segato
da qualche vecchio boscaiolo di quei posti che non conosceva, e non voleva nemmeno conoscere,
seduto li sopra sospirava e si fermava ad osservare il momento che in quel momento gli era stato donato dagli occhi.

Era al centro di un bosco fatto di pezzi di colori spezzati,
e se rimaneva fermo, e in silenzio,
potevo sentire le cicale, e i grilli in lontananza,
sempre rumori lontani, mai vicini, mai.

Non ricordava piu il suo nome, e non voleva ricordarlo,
non aveva un’importanza per lui,
e non amava dare importanza a lettere che non fosserò colorate come le foglie,
cosi semplicemente andava.

S’era perso, si ripeteva, s’era perso una notte,
stava giocando in un parco con i suoi genitori, quando, vide vicino ad un cavallo a dondolo con una molla arruginita,
un grillo tutto luminoso, rideva, e ridendo ne ricordava il riso,
quello si dimeneva nell’aria con salti,
e gli occhi del bambino capirono,
correndo come mai non aveva corso lo inseguì
non si ricordava per quanto, ma per tanto,
fino al momento in cui per stanchezza forse,
si girò indietro,
e non vide piu nessuno,
non c’era rimasto nessuno attorno a lui,
solamente il buio e il grillo che in lontanza saltava di ramo in ramo ridendo, luminoso, rideva.

Momento passato, momento di andare, é giusto,
 e gli occhi ora guardano il nero, e i bottoni del cielo, le stelle.
Il vento cammina con lui,
non gli fa nessuna domanda, lui odia le domande,
le domande non hanno nessuna importanza;
"E che cos’e importante?" sospirava a volte il vento al bambino che ne attraeva la curiosità del Dio,
il bambino non rispondeva mai,
odiava le risposte, le risposte non hanno nessuna importanza.

Il vento si sentì confuso, e si fermò a pensare al silenzio del bambino, ne guardava i movimenti,
e il viso ormai era uguale al colore del cielo,
gli mancava solamente la Luna per essere il cielo pensava,
e lasciava a lui l’ardire di quella sua scelta,
un viaggio che non aveva ne risposte, ne domande,
ma che doveva essere fatto,
da lui,
da solo,
lontano da tutto,
perso(?)
in un sogno, o in un incubo,che importanza aveva?

Nessuna.

Informazioni su darthpladis

Sono un ragazzo che ama l'arte in tutte le sue forme, dal teatro al cinema, dalla musica alla natura, dalle labbra di una ragazza alla pietà di michelangelo. Amo scrivere romanzi storie poesie favole e canzoni, viaggiare, e conoscere sempre cose nuove.
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