Bianco

Dentro un leggero sogno di nuvola, prese forma il Bianco, che in spumante riso soffiato morbido e nuvoloso, quasi di zucchero filato, annaspava avanti e indietro cercando di nascere o di respirare aria per potersi dire vivo.

Il Bianco immerso in una stanza bianca che era fatta d’Azzurro, vedeva tutto dall’alto, e ogni suo arto cresceva semplicemente guardandolo, era tutto pulito quello che vedeva in se, e in se ogni parola nasceva per non avere sporco intorno a se.

 

Quando finalmente nacque la bocca di Bianco gridò forte, e tutto intorno comincio a piovere come solo il dolore può fare, e da quel botolo da quel gomitolo di lana bianca finalmente un viso, un paffuto viso di bambino goffo e sazio completamente cieco apparve dall’alto cielo illuminato dal Sole d’oriente.

 

Bianco era nato bianco come la punta del monte dei sogni, era sogno di sogni proibiti segni morbidi intorno a lui tutto un alone di purezza di perfezione, di bellezza divina.

 

Quando camminava, Bianco toglieva il colore dalla superficie, e se lo mangiava, Bianco mangiava il colore degli alberi di Mele la mattina, e il colore del piacere di una madre con un sorriso vero in se verso sera, adorava trovare in ogni cosa la sua immagine.

 

E tutte le volte trovava qualcosa che poteva ricordargli lui stesso, dato che intorno a lui nessuno riconosceva in lui persona pericolosa si faceva dunque spazio fra la gente salutandone tanta, con grandi baci al vento(avendo solo bocca poteva usare solo quella) e tutti gli sorridevano con un cenno vuoto.

 

La gente aveva paura di Bianco.

 

E a volte proprio perché non sentiva le parole della gente Bianco tornava nelle sue montagne nelle sue nuvole, nel suo cielo per fare che?

Per pensare.

 

E pensando gli crebbero le orecchie, a sentirle uscire a sentire il suono del mondo, finalmente entrargli dentro, dentro l’anima Bianco pianse dalla gioia, per quasi un anno, infatti imbianco con le sue lacrime tutti i monti li vicino.

 

Bianco ora sentiva aveva l’udito, e capiva si nascondeva per ascoltare le cose più strane, il rumore dell’erba del silenzio, del mare, di tutto, il pianto di un bambino, e sempre bianco com’era nato si sporcava a volte perché pensava alla voce di una bambina vestita di lui stesso, si, la gente si vestiva di Bianco.

 

Perché diceva che portava bene, e faceva sorridere le persone tristi.

 

Bianco non capiva queste cose, però adorava fermarsi ad ascoltare favole di madre in bambina, e poi strabiliarsi davanti alla prima parola di un neonato, le grida di gioia, le poesie, l’amore, il cielo, gli uccelli, gli insetti, gli animali, il respiro del mondo,

 

per Bianco tutto era bellissimo.

 

Poi un giorno dopo che aveva tentato di aprire una conchiglia con le mani di nuvola che aveva, il cielo un raggio di sole, gli apri una foratura in mezzo al soffice terreno che aveva in volto, gli occhi, nacquero in mezzo a quel mare di Nulla, e Bianco vide, per la prima volta, il suo Cielo.

 

 

 

Il Cielo..

Come un mare di parole si arrampicava la in alto, dove non riusciva a credere che si potesse arrivare con le mani, eppure sembrava cosi vicino anche se lontano.

Chiudere ed aprire gli occhi era per Bianco un sospiro e un sorridere, per rischiarirsi, per riaprirsi al Sole, che conosceva solo di fama, anche perché gli stava decisamente antipatico, scottava sempre troppo.

 

Bianco adorava la sera, camminare sui bordi del Cielo, come se non avesse voluto altro che quello, per tutta la sua vita, soltanto quello, lasciarsi sospeso fra gli alberi di un sogno.

 

Ogni volta che Bianco imparava ad usare un nuovo componente di se stesso, di quello che doveva essere lui, infondo non aveva mai usato un altro corpo, diverso dal suo, dicevo ogni volta che imparava un nuovo senso, a volte disimparava l’altro, quando mangiava troppo se lo dimenticava e usava altro per divertirsi e per sorridere, si, Bianco sorrideva sempre, era forse l’ultimo bambino felice di questo felice mondo di carta Bianca.

 

L’Olfatto per Bianco non fu una scoperta molto felice, diciamo che non avrebbe voluto scoprirlo in quel modo, vi racconto.

Un giorno Bianco mentre volava di parola in parola di persona in persona di sorriso in sorriso arrivo veloce ai piedi di una bellissima bambina di 5 anni compiuti da poco, aveva ancora il viso della vita impregnato di sapore di Dio nella pelle, insomma era simile a Bianco, anche se lei era Rosa.

 

Ecco questa bimba amava fare dispetti ai suoi genitori, era viva per questo, si diceva Bianco, era viva per causare caos, e lui sorrideva vedendola giocare con palle di fango che lanciava addosso al vestito della Madre per ridere, si, per ridere, Rosa rideva, era forse l’ultima bambina che sapeva ridere in questo felice mondo di carta Bianca.

 

Le stava talmente vicino che per poco non la faceva diventare anche lei Bianca, solo che a lei Bianco stava talmente antipatico, ma talmente antipatico, che un giorno per rabbia, gli tirò una palla di sterco di Cavallo con una fionda fatta dal Nonno, ecco, quel giorno Bianco imparò ad annusare.

 

La storia di Bianco continua in tanti modi diversi, ma nessuno di questi e giusto, nessuno sa quale sia il vero nome di Bianco, però tutti ne parlano, tutti lo vogliono, tutti lo guardano, e lui?

 

Bianco non vuole nessuno, sta fermo nella sua punta del Cielo d’Inverno scolpito, godendo degli attimi che il tempo gli regala, fermo,

 

assapora la vita,e ogni suo lato, in ogni sua fetta, in dolore, e in gioia, in buono o cattivo

ascolta la vita, e ogni suo urlo, ogni suo canto, ogni suo suono o rumore, buono o cattivo

osserva la vita, e ogni sua luce, ogni suo volto, ogni sua stella, ogni sua ombra al di la della tua vista,

respira la vita, e lasciati trasportare dall’aria che ti fa pensare, respira i tuoi sogni ogni giorno,

accarezza la vita..e non farle mancare mai nulla, perché lei ti da tutto, per nulla.

 

 

 

Con un semplice cenno del capo, Bianco s’addormenta, in uno splendido scenario di Notte ripiena di stelle,

 

 

Bianco muore.

 

 

 

Scende una lacrima sul viso del mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FINE

 

 

 

 

 

 

 

Lord Pladis

Informazioni su darthpladis

Sono un ragazzo che ama l'arte in tutte le sue forme, dal teatro al cinema, dalla musica alla natura, dalle labbra di una ragazza alla pietà di michelangelo. Amo scrivere romanzi storie poesie favole e canzoni, viaggiare, e conoscere sempre cose nuove.
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