Coda di Lupo – 7 – Fabrizio De Andrè – Testo & Musica

Coda di Lupo è una di quelle canzoni che mi ricordano solo feste fra amici in campagna, o in riva al mare con una chitarra e litri di vino, sigarette magiche, e balli fino al mattino.
Ricordo che c’era sempre un mio amico o un altro con una chitarra pronta, io ed altri cantavamo sta canzone fino a scoppiare a urlare ridendo.
Credo sia una bellissima storia raccontata da un anziano che ha perso la memoria e che ha avuto tante avventure, ma cosi tante che le ha mischiate insieme.

Poi mi sbaglierò ma poco importa,
rimane una bellissima canzone.

—-

Quando ero piccolo m’innamoravo di tutto correvo dietro ai cani
e da marzo a febbraio mio nonno vegliava
sulla corrente di cavalli e di buoi
sui fatti miei sui fatti tuoi

e al dio degli inglesi non credere mai.

E quando avevo duecento lune e forse qualcuna è di troppo
rubai il primo cavallo e mi fecero uomo
cambiai il mio nome in “Coda di lupo”
cambiai il mio pony con un cavallo muto

e al loro dio perdente non credere mai

E fu nella notte della lunga stella con la coda
che trovammo mio nonno crocifisso sulla chiesa
crocifisso con forchette che si usano a cena
era sporco e pulito di sangue e di crema

e al loro dio goloso non credere mai.

E forse avevo diciott’anni e non puzzavo più di serpente
possedevo una spranga un cappello e una fionda
e una notte di gala con un sasso a punta
uccisi uno smoking e glielo rubai

e al dio della scala non credere mai.

Poi tornammo in Brianza per l’apertura della caccia al bisonte
ci fecero l’esame dell’alito e delle urine
ci spiegò il meccanismo un poeta andaluso
– Per la caccia al bisonte – disse – Il numero è chiuso.

E a un Dio a lieto fine non credere mai.

Ed ero già vecchio quando vicino a Roma a Little Big Horn
capelli corti generale ci parlò all’università
dei fratelli tutte blu che seppellirono le asce
ma non fumammo con lui non era venuto in pace

e a un dio fatti il culo non credere mai.

E adesso che ho bruciato venti figli sul mio letto di sposo
che ho scaricato la mia rabbia in un teatro di posa
che ho imparato a pescare con le bombe a mano
che mi hanno scolpito in lacrime sull’arco di Traiano
con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia
ma colpisco un po’ a casaccio perché non ho più memoria

e a un dio senza fiato non credere mai.

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Soliloquio sulla Guerra-

E sempre cosi con la guerra ti convincono che deve essere fatta,
Che stiamo bombardando un regime,
Che c’è di mezzo una religione pericolosa che va annientata,
Che lo stanno facendo per il nostro bene,
E ci illudono di avere un valore,
Quando in realtà siamo solo numeri,
Numeri che bilanciano una percentuale,
Una percentuale che ha un valore a livello politico sociale ed economico,
E da lì iniziano i problemi,
Quando ti rendi conto di essere solo un numero,
Che capisci che nulla deve avere più un limite da oggi in poi,
Perché ogni giorno oggi può essere l’ultimo,
Perché siamo in guerra.

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Carlo Martello ritorno dalla battaglia di Poitiers – 6 – Fabrizio De Andrè – Testo & Musica

Questa è stata una delle prime canzoni che ho sentito di Fabrizio,
ricordo che mi fece sorridere, e intrigare allo stesso punto.
Solo dopo ho scoperto che la canzone era stata scritta dal suo caro amico Paolo Villaggio insieme a lui durante una delle loro giornate pazze insieme.

In questa opera si sente tutta la maestria e l’armonia di Faber, che impersona un vero e proprio cantastorie medioevale, il clavincembalo in sottofondo rende tutto ancora piu aristocratico e bello.

Un vero capolavoro della musica italiana.

—–

Re Carlo tornava dalla guerra
Lo accoglie la sua terra cingendolo d’allor.
Al sol della calda primavera
Lampeggia l’armatura del Sire vincitor.

Il sangue del Principe e del Moro
Arrossano il cimiero d’identico color
Ma più che del corpo le ferite
Da Carlo son sentite le bramosie d’amor.

“Se ansia di gloria, sete d’onore
Spegne la guerra al vincitore
Non ti concede un momento per fare all’amore.
Chi poi impone alla sposa soave
Di castità la cintura ahimé è grave
In battaglia può correre il rischio di perder la chiave”.

Così si lamenta il re cristano
S’inchina intorno il grano, gli son corona i fior.
Lo specchio di chiara fontanella
Riflette fiero in sella dei Mori il vincitor.

Quand’ecco nell’acqua si compone
Mirabile visione il simbolo d’amor
Nel folto di lunghe trecce bionde
Il seno si confonde ignudo in pieno sol.

“Mai non fu vista cosa più bella
Mai io non colsi siffatta pulzella”
Disse re carlo scendendo veloce di sella.
“Deh, cavaliere non v’accostate
Già d’altri è gaudio quel che cercate
Ad altra più facile fonte la sete calmate”.

Sorpreso da un dire sì deciso
Sentendosi deriso re Carlo s’arrestò
Ma più dell’onor poté il digiuno
Fremente l’elmo bruno il sire si levò.

Codesta era l’arma sua segreta
Da Carlo spesso usata in gran difficoltà
Alla donna apparve un gran nasone
Un volto da caprone, ma era Sua Maestà.
“Se voi non foste il mio sovrano”
Carlo si sfila il pesante spadone
“Non celerei il disio di fuggirvi lontano.
Ma poiché siete il mio signore”
Carlo si toglie l’intero gabbione
“Debbo concedermi spoglia ad ogni pudore”.

Cavaliere lui era assai valente
Ed anche in quel frangente d’onor si ricoprì
E giunto alla fin della tenzone
Incerto sull’arcione tentò di risalir.

Veloce lo arpiona la pulzella
Repente una parcella presenta al suo signor
“Deh, proprio perché voi siete il sire
Fan cinquemila lire, è un prezzo di favor”.
“E’ mai possibile, porco d’un cane,
Che le avventure in codesto reame
Debban risolversi tutte con grandi puttane.
Anche sul prezzo c’è poi da ridire
Ben mi ricordo che pria di partire
V’eran tariffe inferiori alle tremila lire”.

Ciò detto, agì da gran cialtrone
Con balzo da leone in sella si lanciò
Frustando il cavallo come un ciuco
Tra i glicini e il sambuco il re si dileguò.

Re Carlo tornava dalla guerra
L’accoglie la sua terra cingendolo d’allor.
Al sol della calda primavera
Lampeggia l’armatura del sire vincitor.

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Se Ti Tagliasserò a Pezzetti – 5 – Fabrizio De Andrè – Testo & Musica

Se Ti Tagliasserò a Pezzetti è una canzone strana,
una delle poche che non ho trovato io, ma che mi è stata consigliata da una persona molto particolare.

Mi ricorda un periodo della mia vita in cui non avevo regole (come se ne avessi ora), tanta spensieratezza, e che certe cose nascono, perchè devono, un pò come le viole in primavera.

Buon ascolto

Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d’amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.

Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c’è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T’ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

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Suzanne – 4 – Fabrizio De Andrè – Testo & Musica

Suzanne è un altra di quelle canzoni speciali, che richiamano un amore, un amante precisamente, una ragazza che ho conosciuto grazie al suo coraggio, perchè se aspettava me fra la mia timidezza e il mio star sempre fra le nuvole per conto mio, col cavolo che la incontravo.
Ogni volta che la risento ripenso al nostro primo bacio sotto un albero di quercia, e al suo viso rosso per l’imbarazzo nel parlarmi..

E incredibile quanta dolcezza possa nascere dal semplice desiderio di incontrarsi.
Ma nelle emozioni c’e tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

Fabrizio in questa canzone non sua ma reinterpretazione dolcissima e raffinata della originale di Leonard Cohen, ti fa innamorare anche se non vuoi.

Una meraviglia ogni volta che la sento.

Buon ascolto
—-

Nel suo posto in riva al fiume
Suzanne ti ha voluto accanto
e ora ascolti andar le barche
ora vuoi dormirle accanto
si lo sai che lei è pazza
ma per questo sei con lei
e ti offre il the e le arance
che ha portato dalla Cina

e proprio mentre stai per dirle
che non hai niente da offrirle
lei è già sulla tua onda

e fa il fiume ti risponda
che da sempre siete amanti.

E tu vuoi viaggiarle insieme
vuoi viaggiarle insieme ciecamente
perchè sai che le hai toccato il corpo
il suo corpo perfetto con la mente.

E Gesù fu marinaio
finchè camminò sull’acqua
e restò per molto tempo
a guardare solitario
dalla sua torre di legno
e poi quando fu sicuro
che soltanto agli annegati
fosse dato di vederlo
disse: Siate marinai finchè il mare vi libererà.

E lui stesso fu spezzato
ma più umano abbandonato
nella nostra mente lui non naufragò.

E tu vuoi viaggiarle insieme
vuoi viaggiarle insieme ciecamente
forse avrai fiducia in lui
perchè ti ha toccato il corpo con la mente.

E Suzanne ti da la mano,
ti accompagna lungo il fiume,
porta addosso stracci e piume
presi in qualche dormitorio
il sole scende come miele
su di lei donna del porto
e ti indica i colori
tra la spazzatura e i fiori
scopri eroi tra le alghe marce
e bambini nel mattino
che si sporgono all’amore
e si sporgeranno sempre
e Suzanne regge lo specchio.

E tu vuoi viaggiarle insieme
vuoi viaggiarle insieme ciecamente
perchè sai che ti ha toccato il corpo
il suo corpo perfetto con la mente.

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Spogliarti-

Spogliarti è stato come toglierti di dosso tutte le maschere che portavi,
E di quei muri immensi fatti di paure e dubbi,
Son rimasti solo gli occhi,
Che cercavano i miei per baciarli,
Liberi dai costumi,
E dalle battute del teatro,

Spogliarti,
Per vedere le tue guance arrossire,
E strapparti il piacere dal cuore,
Per sentirci vivi insieme,
Per sentirci infinito,
Per sentirci.

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Il Sogno di Maria – 3 – Fabrizio De Andrè – Testo & Video

Questa canzone è una delle mie preferite di Fabrizio, unisce insieme il viaggio interiore, alla musica, al sacro, e crea un qualcosa di superiore, una canzone che va oltre fede e spirito, e mi lascia sempre dei brividi addosso.

Buona Novella e un disco speciale, in un momento di confusione spirituale di Fabrizio, ma ne esce una vera chicca di disco, per credenti e non credenti.

A parte questo, si porta con se un ricordo molto bello della mia vita, un ricordo di cui non parlerò, resterà un segreto fra me e Fabrizio.

Buon ascolto

—-

Nel Grembo umido, scuro del tempio,
l’ombra era fredda, gonfia d’incenso;
l’angelo scese, come ogni sera,
ad insegnarmi una nuova preghiera:
poi, d’improvviso, mi sciolse le mani
e le mie braccia divennero ali,
quando mi chiese – Conosci l’estate
io, per un giorno, per un momento,
corsi a vedere il colore del vento.

Volammo davvero sopra le case,
oltre i cancelli, gli orti, le strade,
poi scivolammo tra valli fiorite
dove all’ulivo si abbraccia la vite.

Scendemmo là, dove il giorno si perde
a cercarsi da solo nascosto tra il verde,
e lui parlò come quando si prega,
ed alla fine d’ogni preghiera
contava una vertebra della mia schiena.

Le ombre lunghe dei sacerdoti
costrinsero il sogno in un cerchio di voci.
Con le ali di prima pensai di scappare
ma il braccio era nudo e non seppe volare:
poi vidi l’angelo mutarsi in cometa
e i volti severi divennero pietra,
le loro braccia profili di rami,
nei gesti immobili d’un altra vita,
foglie le mani, spine le dita.

Voci di strada, rumori di gente,
mi rubarono al sogno per ridarmi al presente.
Sbiadì l’immagine, stinse il colore,
ma l’eco lontana di brevi parole
ripeteva d’un angelo la strana preghiera
dove forse era sogno ma sonno non era

– Lo chiameranno figlio di Dio –
Parole confuse nella mia mente,
svanite in un sogno, ma impresse nel ventre.”

E la parola ormai sfinita
si sciolse in pianto,
ma la paura dalle labbra
si raccolse negli occhi
semichiusi nel gesto
d’una quiete apparente
che si consuma nell’attesa
d’uno sguardo indulgente.

E tu, piano, posasti le dita
all’orlo della sua fronte:
i vecchi quando accarezzano
hanno il timore di far troppo forte.

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Le Acciughe Fanno il Pallone – 2 – Fabrizio De Andrè – Testo & Video

Questa canzone è tratta dall’ultimo disco di Fabrizio, non so perché ma ogni volta che la sento mi fa sentire bene, mi ricorda tante cose, specialmente l’estate, le notti al mare.
Anime salve credo sia una punta di diamante rispetto a molti altri suoi dischi perchè fonde musicalità assurda con testi pazzeschi, anche se semplici a una prima occhiata, sanno colpirti dentro come un pugnale.

 

—-

Le acciughe fanno il pallone
Che sotto c’è l’alalunga
Se non butti la rete
Non te ne lascia una

E alla riva sbarcherò
Alla riva verrà la gente
Questi pesci sorpresi
Li venderò per niente
Se sbarcherò alla foce
E alla foce non c’è nessuno
La faccia mi laverò
Nell’acqua del torrente

Ogni tre ami
C’è una stella marina
Amo per amo
C’è una stella che trema
Ogni tre lacrime
Batte la campana

Passano le villeggianti
Con gli occhi di vetro scuro
Passan sotto le reti
Che asciugano sul muro
E in mare c’è una fortuna
Che viene dall’oriente
Che tutti l’hanno vista
E nessuno la prende

Ogni tre ami
C’è una stella marina
Ogni tre stelle
C’è un aereo che vola
Ogni tre notti
Un sogno che mi consola

Bottiglia legata stretta
Come un’esca da trascinare
Sorso di vena dolce
Che liberi dal male
Se prendo il pesce d’oro
Ve la farò vedere
Se prendo il pesce d’oro
Mi sposerò all’altare

Ogni tre ami
C’è una stella marina
Ogni tre stelle
C’è un aereo che vola
Ogni balcone
Una bocca che m’innamora

Ogni tre ami
C’è una stella marina
Ogni tre stelle
C’è un aereo che vola
Ogni balcone
Una bocca che m’innamora

Le acciughe fanno il pallone
Che sotto c’è l’alalunga
Se non butti la rete
Non te ne resta una
Non te ne lascia una
Non te ne lascia

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Amico Fragile – 1 – Fabrizio De Andrè – Testo & Video

Fabrizio è stato il cantante italiano che ho ascoltato di piu nella mia vita,
per un paio di settimane il mercoledi alle 15 usciranno le mie dieci canzoni preferite del cantautore Genovese.
Un modo piccolo per ringraziarlo ed omaggiarlo per avermi fatto amare la poesia, la musica, e avermi dato una canzone per ogni ricordo, ogni momento, ogni ragazza che ho incontrato durante i miei numerosi viaggi fuori e dentro di me.

Amo tutte le sue canzoni indistintamente, quindi sarà un pò difficile per me stilarne solo dieci, ma per comodità e per non far durare questa cosa troppo ho scelto di fare in questa maniera.

Spero che chi non lo conosce impari ad apprezzarne l’armonia libera e incontaminata.
E magari chi lo conosce gia potrebbe trovare qualche chicca che non ha mai sentito..Chissà.

Buon ascolto e buona giornata-

—–

Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d’attenzione e d’amore
troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo “Mi ricordo”:
per osservarvi affittare un chilo d’erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.

E poi sospeso tra i vostri “Come sta”
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo “Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”
“Lo sa che io ho perduto due figli”
“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”

E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell’ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedere come si chiama il vostro cane
Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.

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Paolo & Francesca – Murubutu & Claver Gold – Musica & Testo

Recentemente disegno più che scrivere, e per farlo mi perdo nei dischi nuovi o vecchi che trovo su Spotify. Questo e uno dei tanti.
Buon ascolto.

Strofa 1: Murubutu]
Là era sera, lui leggeva e lei guardava in basso
Lei temeva quei suoi occhi: vetri di un acquario
Coi pensieri che nuotavano in cerca del caldo
Non sapevano negli occhi custodisse un raggio
Poi come in un lampo, apparso dentro allo sguardo
Cauto un bacio tremando fuggì su di lei
E tutto lo spazio attratto dentro un abbraccio
Che sfidava mille leggi e almeno cento dei
E lui che avrebbe superato ed aspettato
Per millenni per poterla rivedere pure solo un giorno
E si sarebbe, da abbracciati, addormentato fra i capelli
Per potersene portare il suo profumo in sogno
Il cuore è un incendio intenso, il tempo sta fermo al centro
Rei di peccato tremendo, adulterio
E lei senza fiato accendendosi dentro
Silenzio nel castello ed un tamburo in petto
Ed ogni amore nasce forza mossa da due leve
Le nostre sono un sesto senso ed un destino incerto
E lei sarebbe andata ovunque, “basta stare insieme”
Anche in un cerchio dell’inferno dentro un vento eterno

[Ritornello: Giuliano Palma]
Resta con me anche se non c’è un domani
Resti per me (Oh yeh)
Il migliore tra i peccati
Dopodiché voleremo tra i dannati
Persi dentro un cielo eterno
Al centro del nostro universo
Io muoio di te
Io muoio di te
Io muoio di te
Io muoio di te
Io muoio di te

[Strofa 2: Claver Gold]
Io avevo ancora gli occhi di un bambino
Di chi sa amare solo il male, quindi odia per primo
Tu avevi il mare tra i capelli, sole del mattino
Un temporale di ricordi e il fuoco nel destino (E noi)
E ci scottammo già dal primo giorno (E tu)
Tu sei partenza ma senza ritorno (E su)
Luce nel tropico del Capricorno
Che regola il caldo ed il gelo nel mondo
Noi che eravamo la stessa persona
Principi senza corona, il tuo ricordo mi abbandona
Il tuo profumo si fa spilli, buca ed ossessiona
“Amor, ch’a nullo amato amar perdona”
E ti amo come allora
Ma qui l’inferno ci ha rubato il tempo
Ci ha abbandonato dove è sempre sera
Io che mi esprimerò solo piangendo
E tu parlerai di te come Ginevra (Già)
Ed ora scusa ancora se ti ho amato
In un rapporto complicato dove non esiste il fato
Perché un amore vero non può esser giudicato
Come il nostro primo bacio: tentazione e poi peccato

[Ritornello: Giuliano Palma]
Resta con me anche se non c’è un domani
Resti per me (Oh yeh)
Il migliore tra i peccati
Dopodiché voleremo tra i dannati
Persi dentro un cielo eterno
Al centro del nostro universo
Io muoio di te
Io muoio di te
Io muoio di te
Io muoio di te
Io muoio di te

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