Fabrizio-

Fabrizio,
figlio di Genova,
e delle onde del Tirreno,
poeta rinchiuso nel corpo d’un borghese,
spada lucente immersa nell’oro di Grecia,
vagabondo con le tasche vuote,
ma con le gote piene di gioia e whisky,

Fabrizio,
nella tua voce ho trovato un padre,
un faro che ha illuminato i miei passi,
lontano dall’oscurità del materialismo,
le tue note han cucito le mie cicatrici,
le tue canzoni mi hanno preso per mano,
e mi hanno portato là,
dove nessun’altro poteva portarmi,
oltre il limite dell’umana cupidigia,
fuori dagli ordini, e da ogni buona condotta,
per farmi conoscere le cascate della poesia,
e riempirmi il petto di verità e vino,

In bocca ho una sigaretta che sa di libertà,
non ho piu la faccia del mio primo hashish,
ma ascolto ancora le tue parole
quando cammino sopra l’oblio,
mi fanno sentire meno solo,
anche se Gennaio gela le strade del cuore,
riesci sempre a trovare la via con le tue storie,

Suonatore jones! Un altro bicchiere prego,
voglio sbronzarmi ascoltando gli angeli cadere,
mentre ridiamo del mondo che balla senza sapere i passi,
so che accetterai l’invito,
ti aspetto in Via del Campo,
sulle rive dove Teresa stringeva il ciondolo d’argento,
ed il vento le faceva muovere i capelli lisci,

Fabrizio,
amico fragile,
poeta maledetto,
anarchico pittore di leggende narrate,

Grazie,
grazie con tutto il mio cuore.

 

 

 

Fabrizio-De-Andrè-03.jpg

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Una poesia per Lukas –

Lukas,
prende ottimi voti a scuola,
torna a casa ma non c’e mai nessuno,
i compagni non lo cercano,
le ragazze lo trovano orribile,
Lukas ha solo i libri come mondo,

Lukas,
sogna una vita normale,
una famiglia normale,
un mutuo normale,
un appartamento normale,
Lukas studia tutti i giorni,
Lukas vuole solo essere felice,

Lukas finisce l’asilo,
finisce le elementari,
conclude le medie, e le superiori,
prende sempre il massimo di voti,
dopo il liceo finisce a Milano,
Lukas non ha mai conosciuto l’amore,
ma sorride quando vede sorridere sua mamma,

Lukas va all’università,
tutto va bene,
sin quando non prende un brutto voto,
e il suo mondo crolla,
pezzo dopo pezzo,
la media é irremediabilmente compromessa,
Lukas non riesce piu a parlare coi suoi,
Lukas si vergogna,
Lukas fa brutti pensieri.

Lukas si perde nel bosco,
nella testa non sente piu nessuno,
é solo quando il freddo lo abbraccia,
nessuna mano lo accarezza,
nessuno sguardo o parola per lui,
Lukas spegne il cellulare.

Lukas stringe la corda al collo,
nel silenzio fra gli occhi degli alberi,
e il rumore dei passi dei ricci,
ascolta l’ultimo canto d’un pettirosso,
la terra non la sente più.
si libera del corpo,
per diventare parte di quell’inifinito,
che tanto amava leggere nei libri,

Lukas,
24 anni,
Occhi corvini,
anima giovane,
anima libera,
vola dove solo tu puoi,
forte delle ali che gia avevi,
vola.

—-

 

 

 

 
Un abbraccio.

Un uomo che ha conosciuto come te la solitudine.

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Thoughts of Rain –

I love how the rain can enter me,
I do not expect anything else when winter comes,
lean on a dream or a memory,
and feel it slip through my soul,

There are days when I would like to hear only you,
people's words are too dirty,
the letters have no more color,
I can feel the emptiness around them,

The cellphone rings,
vibrates in the pocket of the jacket,
I do not want to answer,
I have no more answers for anyone,
just for me,
throw the rectangle in the sea,
and I let the thunder light up my irises,
breaking the silence in two,

I love how the rain can enter me,
you know the ways of my being well,
and how to touch the right strings,
to make the infinite resound in my writing.
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Ultimo Tiro-

Mi sono acceso il cervello stasera,
per fumarne ogni ricordo che brucia,
e non pensare piu a nulla,
come quando da bambino ti culla l’amore,
e negli occhi volano sogni come soffioni in primavera,

Sulle labbra ho sapore di The alla pesca e rosa,
il sapore dell’erba sulla lingua mi piace,
riempie di colori i miei occhi spenti,
e rende tutto piu buono,
anche il dolore,

La musica,
la posso sentire fra le mie mani,
come i fianchi di una ballerina,
lisci e perfetti,
posso accarezzarle la pelle,
e sentirne il profumo caldo sprigionarsi,
intorno e dentro di me,
posso amarla,
senza mai perderla,

Essa mi circonda,
come la meraviglia del creato,
posso sentire il mio cuore bussare,
ma non aprirò,
canterà per l’universo,
mentre la mia stanca anima si riempie d’oro,
gli spiriti mi abbracciano,

Ultimo tiro,
e il vento mi porta via con se.

 

 

 

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Curioso-

Curioso come da un seme cosi piccolo,
possano germogliare le radici dell’esistenza,
sino ad abbracciare il cielo e le braccia del cosmo,

Curioso come fra le tue lentiggini e il tuo sorriso,
possa germogliare una mia poesia,
nei tuoi occhi trovo l’acqua per farla crescere,
essa sgorga in me ogni volta che mi guardi,
fai suonare la mia anima con note pizzicate come Paganini,
e mi lasci in balia delle correnti dell’essere,
senza controllo,
in preda all’essenza delle emozioni che urlano,
ballano,
e si trovano senza vedersi,
senza sapere la strada,
senza bisogno di comprendersi,
ma esistono,
e per questo splendono.

Curioso,
come sono sin da bambino,
di superare il limite imposto,
di svelare misteri e inoltrarmi in dedali profondi al di là della mia psiche,
di accarezzare l’amore sul labbro superiore e amarlo ogni giorno della mia vita,
senza mai arrestarmi,
perché sta nella curiosità la fonte della mia fantasia,
nei boschi che ho visitato senza chiedere permesso,
nelle strade bagnate da un temporale improvviso,
nei giorni di scuola saltati per stringere i primi sospiri al petto,
nelle ferite, negli errori, nelle urla, nella gioia,
nella danza del caso e della scelta,

io,
ti guardo,
mentre accarezzi un gatto bianco,

Curioso,
d’accarezzarti con l’anima.

 

 

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Prisma e l’Avventura dentro il Quadro – Capitolo 25 – La Grande Madre –

“Francesco scendi da quella siepe per dio!” –

la maestra Roberta urlava tutta paonazza contro un piccolo bimbo dai capelli ricci biondi, era salito sopra una gigantesca siepe, altissima , che stava proprio di fianco all’entrata dell’Asilo :

“Voglio vedere il tramonto da quassù, non scendo fin quando non lo vedo!” – rispose il bimbo con tranquillità :”So arrampicarmi mica sono scemo!” e fece una linguaccia alla povera insegnante;

“Lo dirò ai tuoi genitori lo sai vero? Poi ti metteranno in punizione! Ti conviene scendere subito prima che sia troppo tardi!” – urlò piu forte di prima, mentre tutti i suoi compagni ridevano e parlavano fra di loro,

ma Francesco non ascoltava già più, dai lembi dell’orizzonte stava tramontando il sole, e tutto il cielo iniziò a trasformarsi  in uno spettacolo meraviglioso, era la prima volta che lo vedeva cosi bene, e un bellissimo sorriso apparve sul suo volto : “Tanto non m’importa, in punizione ci sto praticamente sempre, ma almeno oggi ho visto qualcosa di magico..”

Una volta sceso la maestra lo prese per un orecchio, e lo portò in classe, tutti ridevano, tutti, anche i suoi “amici” che eran saliti prima con lui sulla siepe, ma eran scappati prima del tramonto, Francesco si mise a piangere,  con la faccia china sui fogli, e l’orecchio tutto rosso, le sue lacrime bagnarono tutti i colori dei disegni, al suono della campana, tutti uscirono, lui rimase li..a singhiozzare nella sua fantasia.

Il Leone di smeraldo guardava sorgere il sole dall’orizzonte dal picco di una grande montagna innevata di acrilico e acquerello, per colpa di quelle due rose perse, quei due pezzi della sua anima presi da Prisma, ogni tanto aveva dei flashback, dei ricordi prendevano possesso della sua mente, annebbiandola, e fermandolo, senza che lui potesse far nulla, la sua chioma si muoveva col vento, e i suoi lineamenti infuocati verdi e bianchi, si perdevano negli occhi di chi lo vedeva, ma perso era anche lui, dentro se stesso, ma questo non lo poteva fermare, doveva proteggere quelle due restanti Rose, e sopratutto doveva impedire a Prisma di parlare con la Grande Madre, solo lei ricordava dove e come arrivare al sepolcro del suo corpo, solo lei lo aveva visto diventare quella bestia, conosceva troppe cose.

E cosi ordinò a un assassino di raggiungere i due fuggitivi sull’isola, egli doveva riposare, e meditare sul da farsi:

“Sai dove trovarli SorJin ti ho disegnato proprio per questo compito, mimetizzati fra loro, e portami il cuore dello sciamano, voglio sentire fra i miei denti la fine del suo battito!”

Sorjin s’inchinò con riverenza

“Si padrone, lei mi ha donato la vita, sarà un onore per me portarle ciò che desidera”

E il ninja scomparve nell’oblio in un esplosione di fumo e fiamme.

 

“Cosi pensavate di farla franca a me? Il grande Re Akachan? Beh pensavate proprio male! Vero scimmiette?” disse camminando a testa alta il piccolo re bambino, e il suo esercito di quadrupedi intonò un incredibile e sonoro “Nessuno può fuggire al nostro Re!” e tutte unite camminarono verso il centro dell’isola, dove sorgeva il fusto della Grande Madre:

“Sarete sacrificati d’innanzi a colei che avete avvelenato, cosi voi pagherete la vostra colpa, e lei potrà tornare a fiorire come un tempo!” e le scimmiette esultarono di gioia.

Mentre il corteo avanzava, Prisma cercava di liberarsi dal bavaglio sulla sua bocca per parlare e convincere Akachan che non erano loro i colpevoli, invece Orione non si muoveva, anzi, teneva gli occhi chiusi, immobile e fermo come un cobra prima di balzare sulla sua preda, qualcosa infatti stava accadendo, piu si avvicinavano alla Grande Madre, piu le sue mani prendevano il colore dell’oro, la sua magia stava tornando, forse grazie a quel luogo cosi antico, o alla meditazione, ma Prisma sentiva come se un fuoco si stesse riaccendendo in lui..finché accadde.

Orione iniziò a levitare nell’aria, portandosi con se le due scimmiette che lo tenevano saldo sul bastone, che in preda al panico lasciarono andare il ramo, e scapparono fra le foglie imbrunite dal tramonto, le corde che lo tenevano stretto bruciarono, e il suo viso parve splendere come mille soli:

“Cosa sta succedendo? Chi sei tu?” disse Akachan terrorizzato nascondendosi dietro le sue compagne,

Orione non apri la bocca, ma le sue parole non furono mai chiare come allora:

“Libera il ragazzo, e portalo alla Grande Madre!”

Detto questo, perse i sensi e cadde in braccio a un cespuglio li vicino.

Una volta libero dalle corde Prisma corse verso Orione, per vedere come stava, ma ahimè era sparito nel nulla, per terra rimanevano solo i suoi occhi, il bimbo li raccolse, e li posò dentro un sacchetto di pelle bruna con cura:

“Fratello, cosa ti e successo?”- e stringendosi a se tremando dall’emozione, pianse, con le mani sugli occhi..

Intorno a lui si riunirono Akachan e le scimmie, dispiaciute dell’avvenuto, vollerò condurlo al cospetto della Grande Madre, senza far altre domande sull’accaduto:

“Non so cosa sia successo, ma il tuo amico, aveva in se un energia pura e vera, non mentiva, mi dispiace di non avervi creduto subito e di avervi legati, ma dopo ciò che e successo alla Mamma, nei nostri cuori si e annidato il dubbio e l’odio, molti demoni, e cose strane son successe da quando l’imperatore è venuto a trovarci, abbiamo esaudito ogni suo desiderio, ma non pensavamo che..”

e li si fermò stringendosi il cuore, si vedeva in lui un gran dolore nascere quando doveva parlare di ciò che era successo..Prisma lo fermò:

“Non aggiungere altro, chiederò poi alla Mamma tutto il resto, ti ringrazio per la fiducia”

il Re bambino sorrise e portò il nostro eroe, dinanzi a un consiglio di alberi anitchissimi, che circondavano il piu grande di tutti, immersa in un torbido lago, immensa come nessun’altra forma di vita nel quadro, i suoi rami coprivano tutto il cielo, e milioni di lucciole e uccellini le giravano attorno, il suo visò ricordò a Prisma la sua vecchia nonnina, morta quando aveva solo 11 anni, Francesco la considerava come una mamma e un padre, per lui era tutto ciò che piu bello e vero esisteva al mondo, e questo credo gli avesse dato l’ispirazione per questo stupendo albero.

“Ecco sei di fronte a sua rigogliosità, la madre di tutte le madri, il primo seme piantato nel quadro, la Grande Madre..”

E tutti si inchinarono di fronte alle sue radici,

“E meravigliosa” e Prisma s’inchinò insieme ai suoi amici in segno di rispetto,

“Ahimè purtroppo, da quando il lago è stato avvelenato, non parla piu, le scimmie credono che ci sia una maledizione, un demone nascosto dentro la Mamma, ma nessuno di noi ha mai avuto il coraggio di inoltrarsi li dentro, ogni giorno che passa sentiamo il suo dolore aumentare, e l’isola senza l’aiuto divino di qualcuno, potrebbe scomparire per sempre, e se non fermiamo questo veleno, potrebbe contagiare tutto il resto del regno”

Prisma osservò bene la corteccia del grande albero, l’accarezzò con le dita e ne sentì il pieno potere oscuro che l’attorniava, sospirò e tirando il petto in fuori disse:

“Ci penseremo io e Dino a salvare la vostra Mamma, entreremo la dentro e porremo fine a questa ingiustizia”

Dino abbaiò, aveva gli occhi pieni di luce e sembrava che sorridesse mentre saltava intorno al piccolo bambino, Re Akachan però parve molto preoccupato e molto meno entusiasta:

“Siete sicuri? Se non riuscirete nell’impresa verrette inghiottiti per sempre la dentro,
ma se ci riuscirete avrete in cambio un grande dono da parte di tutti noi”

Preso coraggio allora il bimbo e il cagnolino entrarono dentro la Grande Madre, col cuore pieno di tempesta, ma con una grande speranza dentro di loro, mentre un vento freddo li attorniava, e la notte prendeva il posto del giorno.

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Crepuscolo-

Ho visto me stesso annegare nel lago,
ma non ho fatto niente,
lo guardavo dimenarsi cercando di tornare su,
invano,
mentre l’acqua entrava nel suo corpo,
fino a congelarne ogni singolo arto,
ed il mare, portarlo giu,
stringendolo nelle sue profondità,
privandolo d’ogni luce o colore,

Ho visto me stesso sparire nel lago,
guardavo i suoi occhi brillare prima di spegnersi,
mentre l’acqua accarezzava i suoi capelli,
fino a scioglierne tutti i nodi,
ed il mare, portarlo giu,
abbracciandolo con bontà,
incoronandolo principe del blu,

Ho visto me stesso piangere nel lago,
e pugnalarsi da solo il cuore in silenzio,
mentre l’acqua brillava sotto la luna,
e le lucciole ne accarezzavano il volto,
trascinandolo nel regno
dove il suo animo avrebbe potuto splendere,
giu fra le braccia di Anfitrite,
quando gli alberi si colorano d’arancio e rosso,
e fuori esplode,
il crepuscolo.

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