Prisma e l’avventura dentro il Quadro Capitolo 26 – Il Risveglio

“Siamo rimasti chiusi dentro la Rocca..”

Francesco guardava perplesso intorno al perimetro toccando i mattoncini incastonati nel muro,le dita affusolate passavano sopra le sbarre di ferro freddo nero sbarrate – poi fece cenno di si con la testa, quasi per auto confermare la sua affermazione.

“Si decisamente siamo rimasti dentro, si vede che il custode non ci ha visto prima ed è andato a casa..”

Sara,
di fianco a lui fece due occhi da Gufo per lo stupore ed incrociò le braccia sbuffando:

“Se mio padre lo viene a sapere lo sai che ti ammazza vero?”

Francesco rise:

“Perche tu avresti preferito davvero esser fuori di qui e non con me?” –
ammiccò con lo sguardo verso di lei toccandole la testa come si fa con un bravo bambino che ha appena concluso un compito perfetto;

“Sei un cretino, uno stupido cretino ecco cosa penso” – ma le scappò un sorriso mentre lo diceva.

Sara e Francesco ne avevano combinate assieme, ma quella volta si erano ritrovati in un bel pasticcio, la Rocca era una sorta di museo a cielo aperto, un parco pieno di alberi e cespugli, giochi per bambini in legno, dentro una mega roccaforte del 1200-1300 arancio scura, o marroncina chiara, dipende a che ora ci andate e da dove la colpisce il sole.

Francesco era un tipo timido prima del quadro, non sapeva come rimanere solo con Sara per parlarci, e allora organizzò tutto, pianificò ogni cosa:

-orario, ovviamente vicino alla chiusura,
-profumo, tattico del padre rubato dall’ufficio il pomeriggio prima,
-maglia della nike e jeans,
-i ricci non aveva senso combatterli perche tanto era una battaglia persa sin dal principio, quindi li lasciò selvaggi come sempre.

Sara era una secchiona, tutto il contrario di Francesco, dava retta ai genitori, era brava a scuola, si vestiva bene, non aveva problemi di bipolarità, insomma una brava ragazza, con un bel viso e due occhi castani grandi grandi.

L’aveva conosciuta grazie a una sua amica, e si era subito interessato, dato che leggeva, e le piaceva il cinema come a lui, lo aveva colpito.

“Sai che strano se fra 10 anni non ci parlassimo piu,
che strano sarebbe vero?” –

rideva fra se e se il ragazzo, appoggiatosi su una panchina li vicino,

“Impossibile, anche se ti odio quando fai cosi, e poi che discorsi fai?
Trova una via di fuga piuttosto, mio padre arriverà fra mezz’ora, e noi siamo in trappola come topi!”

– rispose lei alzando di poco il tono, e iniziando a cercare col naso all’insù un uscita –

Il problema era che il muro che circondava la Rocca era alto quasi 20 metri, ma Francesco sapeva che, dietro nell’angolo in fondo a destra della Rocca, superata la Quercia e il cancello, che divideva la parte esterna pericolosa da quella interna, c’era una scala per salire sopra alle mura, magari da li sarebberò potuti scendere e scappare prima che la polizia, o peggio il padre di Sara potessero prenderli.

“L’unico modo è scendere dalle mura, sarà un pò pericoloso, ma almeno non finiremo nei guai” – tese la mano verso Sara, che lo guardava stranita per l’idea che aveva avuto, non era molto convinta –

“Ma sei matto e se cadiamo?” – disse ridendo fra se e se a braccia conserte –

“Andiamo su, anche io soffro di vertigini, ma non ce altro da fare” – incalzò il ragazzo vedendo la reazione –

Sara prese al volo il braccio di Francesco, e arrivarono sopra le mura, un passo alla volta,
poi si sedetterò sopra il bordo per qualche secondo a guardare giu, il ragazzo partì per primo, e arrivò quasi a terra, si fermò solo per aiutare la ragazza a scendere,
una volta giù Sara inizio a ridere:

“Che storia, penso che anche se volessi non potrei mai dimenticarmi di questa sera,
però tu non sei proprio a posto con la testa, c’e ma ti rendi conto di cosa potevamo rischiare?”

Francesco la guardava negli occhi,

“Potevamo rischiare di non passare una sera cosi?” –

Sara non disse nulla, si tirò dietro l’orecchio una ciocca dei suoi capelli castani, guardò il cellulare e disse:

“E arrivato mio padre, e li nel parcheggio, vuoi accompagnarmi?”

Francesco era scuro,

“No grazie, io devo tornare a casa a disegnare ora, e poi lo sai cosa pensa di me tuo padre” – disse infilandosi le grosse cuffie nere.

E sparì nella nebbia di ottobre, mentre i fari della macchina del padre di Sara illuminavano la sua figura inghiottita dalla notte, e il vento muoveva le chiome dei pini.

———–


Prisma e Dino si stavano inoltrando nelle profondità della Grande Madre, un passo alla volta, scrutando ogni singolo centimetro, i muri erano ricoperti di muschio e sopra di esso camminavano milioni di insetti e vermi, aleggiava tutt’intorno un alone di maleodorante puzza di morte mischiato a un odore forte di rugiada:

“Dino ci siam cacciati proprio in un bel guaio, sai forse sarei dovuto rimanere in quella camera, e lasciar perdere il quadro, piu vado avanti piu mi rendo conto  che questa cosa è piu grande di me..” – disse sospirando il piccolo bimbo –

“Non ti preoccupare piccolo uomo, ci sono anche io!” una voce lontana incalzò dall’entrata dell’albero, era Akachan, che a passi brevi, guardandosi impaurito intorno, brandiva uno scudo e una spada di legno intagliato – arrivò trafelato,ansimando vicino ai due e disse –

“Non ti lascerò solo in questa impresa, infondo chi meglio di me può aiutarti ora, conosco bene nostra Madre, quindi eccomi qui pronto a brandire la spada e ad affrontare…” da una cima in alto cadde un piccolo sassolino alle sue spalle – urlò – “Aaaaah..” si nascose dietro le gambe di Prisma “Pronto ad affrontare qualsiasi c-c-cosa si” continuò balbettando e si sistemò la maschera di legno-

Prisma e Dino si guardarono ridendo poi il bimbò disse : “Grazie davvero, andiamo allora!”

Camminarono fra i meandri del fusto per ore, foglie secche e piccoli ragni rossi tempestavano il terreno umido sul violaceo, la stanchezza iniziava a farsi sentire finchè ecco in lontanza apparire un rigoglioso campo di more e lamponi che formavano una strada alla cui fine si poneva un enorme porta di quercia scura.

“Oltre questa porta deve trovarsi il cuore della mamma,
posso sentirlo battere se appoggio l’orecchio alla porta, forse non l’hanno ancora del tutto avvelenato, dobbiamo riuscire ad aprirla in qualche modo!”

-disse Akachan saltando davanti alla serratura-

“Dino cosa ne pensi? Dici che riesci ad aprirla?” – disse Prisma accarezzando il cagnolino marroncino chiaro, il quadrupede rispose mettendosi di fronte a lui con le gambe anteriori sollevate, in posizione di rito, il bimbo  gli strinse le zampe, e i loro occhi per un attimo divennerò la stessa cosa, all’improvviso il ciondolo inizio a brillare, e grazie alle loro energie unite la porta si aprì lentamente scrostando radici e terra rimasta li attaccata per chissa quanti secoli.

Dall’altra parte eccolo, il cuore della grande madre, pieno di ragnatele ridotto a un frutto secco, batteva pianissimo, si sentiva forte la presenza di una maledizione, l’aria era grigiastra colma di un odore di ossa sbriciolate e sangue raffermo.

Scrutandolo piu da vicino i tre si resero conto che il Cuore era stato trafitto con 4 frecce, sembrava quasi che lo tenesserò fermo loro, cosi si divisero e piano piano, senza far troppo rumore, tolsero le frecce dal cuore:

“Bene ora dovrebbe riprendere a battere no?” Disse il Re Akachan a Prisma da dietro la maschera di quercia,

All’improvviso dall’alto del ceppo, nell’angolo piu scuro dell’albero, usci fuori un gigantesco ragno nero come la notte, aveva occhi giallastri iniettati di sangue, e sembrava che fosse stato messo li alla guardia del cuore, le porte dell’uscita si chiusero all’istante una volta che le sue zampe pelose toccarano terra, i nostri 3 eroi si guardavano negli occhi terrorizzati e impietriti.

“Scappate!” Gridò Prisma – mentre velocemente si guardava attorno per trovare un modo per far fuori quello schifoso aracnide- si ricordò di quella volta che suo fratello gli raccontò della Rocca e di come fosse rimasto rinchiuso dentro, diceva che c’era sempre un uscita –

Tirò fuori il bastone magico di Orione e traccio sul terreno un fuoco, e dalla terra si accese una lieve fiamma, preso un bastone con ossa e corda, si realizzò una torcia, e con quella preso coraggio si diresse verso Angon, il ragno del leone di smeraldo.

“Fatti avanti servo dell’oscurità, non ho paura di te!” nel frattempo Re akachan e Dino si erano nascosti dietro un cumulo di ossa, travestiti da scheletri immobili come massi, respiravano piano e sudavano freddo.

Il ragno emise uno stridulo verso come di mille serpenti, il riflesso del bambino nei suoi nove occhi gialli era nitido, e si lanciò con le mandibole aperte verso il bambino, Prisma disegnò per terra un razzo e ci si mise sopra, e lo accese, cosi presa velocità mirò con la torcia verso la bocca del ragno, e lo trapassò dall’interno come un coltello perfora un cocomero, e ritornò dall’altra parte del ceppo coi piedi per terra subito dopo averlo colpito.

Il corpo dell aracnide cadde creando un nuvolone di polvere e facendo tremare la terra per pochi secondi, re akachan e Dino corsero verso Prisma, il bimbo stava bene e rideva, il nemico era morto ora la Grande madre poteva finalmente risvegliarsi.

Di fatti dopo la morte del ragno molti boccioli e fili d’erba o piccoli arbusti stavano iniziando a crescere, milioni di fiori e frutti di ogni tipo prendevano forma sotto i loro occhi.

Ma in mezzo a quella meraviglia si Nascondeva un ombra oscura era Ninjin l’assassino mandato dal Leone per uccidere prisma e Orione, che dalla foresta creatasi sbuco fuori come un salmone da un fiume in piena.

-Fermi, sono qui per uccidere voi e il cuore della madre, ma se non vi opporrete vi lascerò liberi, toglierò la vita alla madre e avrete una possibilità di vivere ancora-

Prisma Dino e re akachan ovviamente non ascoltarono il Ninja e tentarono di affrontarlo in ogni modo,ma alla fine li stese tutti e tre a terra senza forze, paralizzati da una tecnica oscura del servo del Leone.

-sono contento che ora abbiate capito, io sono stato creato dal creatore, dalla sua mano e nata la mia lama, per questo nessuno può fermarmi, ora finirò questo stupido albero e poi verrò a bere il vostro sangue –

Disse sorridendo da dietro la maschera nera

Tiro fuori la spada sottile dal fodero, prese la mira e si lanciò verso il cuore

Quando all improvviso apparve Orione come teletrasportato dalla luce lì fra la spada e il petto della madre, prese il colpo in pieno, e cadde ai piedi della radice.

Prisma non aveva parole, corse verso il corpo dell amico, senza perdere tempo, lo strinse a sé e disse :

-Fratello! Perché hai fatto questo? Perché? Non puoi lasciarmi solo ora, siamo quasi arrivati alla fine, svegliati! Orione! Svegliati –

Ma non ottenne risposta, i suoi occhi lo fissarono un secondo, sorrise lo tocco nel centro della fronte e chiuse le palpebre.

Dino di fianco a lui, lo lecco sulla fronte e iniziò a ululare,mentre Prisma piangeva sulla sua tunica.

-Che scena commovente, peccato che sia stato un sacrificio inutile, stupido stregone, hai ritardato di poco l’inevitabile, ma va bene così, il mio padrone sarà felice di saperti morto-

Dino ringhio,e attacco il Ninja rilasciando una quantità di saette e fulmini inauditi, ma la velocità del ninja era troppo elevata e con un colpo lo atterrò di nuovo, guaendo il cucciolo si accascio di fianco al padrone e perse conoscenza.

Liberatosi del cane l’assassino tiro fuori la spada e salto verso il cuore,
Ma un raggio di luce lo fermo:

-Fermati, orribile opera, e svanisci nel vento che ti ha creato-

E come polvere Ninjin svani urlando di dolore.

La grande madre si era risvegliata, e aveva ritrovato tutte le sue originali forze.

-Non piangete bambini miei, Orione ha donato la sua vita per me ed io in cambio gli donero parte della mia, ma non potrà lasciare più questa isola-

E dalla terra milioni di fiori accolsero il corpo di Orione, lo inghiottirono, una grande luce vibrava fra quei fiori, lucciole e coccinelle danzavano tutte intorno.

-Torna in vita figlio mio, riapri gli occhi anima grande-

Disse toccando il bozzolo con una radice la madre,

E Orione riapri gli occhi, ma ora avevano il colore dell oro nelle pupille,

Prisma e Dino corsero da lui e si abbracciarono forte.

-Sedetevi ora avventurieri, devo raccontarvi una storia, la storia del quadro, la storia di Francesco,
la storia di un bambino, e della sua fantasia, che a un certo punto è diventata più grande dell universo stesso che lo conteneva..e ha dato vita a angeli e demoni del suo io, dimenticandosi della realtà fino a perdere il contatto con essa, e diventando l’imperatore di un regno senza confini.. –

Il volto della grande madre ricordava al piccolo bimbo la nonna persa qualche anno prima, suo fratello la amava come nessun altra persona al mondo, e nel risentire la voce della compianta, si emozionó molto, si stese a pancia in giù come quando di pomeriggio gli raccontava le favole, e si preparó ad ascoltare la storia di suo fratello, col cuore pieno di curiosità e paura.

 

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Senza nome-

Lacrime di perla,
Il corpo si spezza,
E l’anima
urla.

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Le braccia del silenzio-

Mi mancava il vuoto,
Sapevo che sarebbe tornato,
Ma per un secondo ho creduto di avere una possibilità,
Di rivedere il cielo e il sole splendere di mille colori,

Ma il mio destino è vivere nell ombra,
Vedere il mondo e perdermi nei suoi labirinti,
Nessuno mi ama come mi ama il vuoto,
Stupido io che mi illudo,
Di valere qualcosa per questi stupidi umani,

Ho fatto parlare il mio cuore per l’ultima volta,
La porta si chiude,
Non sbaglierò più,
Lascerò che il mio spirito si stacchi,
E ritorni a ululare nei boschi dell ignoto,
La dove nessun mortale potrà sporcarmi con le sue bugie,

Libero,
Stretto fra le braccia del silenzio.

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Come la Primavera-

Devo dirtelo,
Non posso più rimandare,
La nostra vita scorre veloce,
Ed io ti voglio vivere,

Sara come dovrà essere,
Una freccia d’oro lanciata nell ignoto,
Senza sapere se colpirà il bersaglio,
Con l’anima che urla diamanti!

Prenderò il presente senza timore,
Ti cogliero o ti lascerò passare,
Col cuore colmo di gioia o dolore,
Ma sincero, come il profumo del pane,

Consapevole del dono,
Ringrazio Siddharta con le mani illuminate d’argento,
A te che hai portato amore,
Come la primavera porta il vento,

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Paura-

Ho paura,
Paura di aprire le finestre del mio cuore,
Paura di far uscire tutto quello che ho dentro,
Paura di rovinare tutto un altra volta,
Paura di non toccare più i tuoi occhi con i miei,
Paura di non sentire più le tue mani stringermi per un abbraccio,
Paura di incontrare ancora il vuoto e suo figlio il silenzio,
E dimenticarmi anche di te..

Ho paura,
Paura perché so cosa provo,
Perché vedo crescere le radici,
E non vedo la fine di questa quercia,
Paura perché ti sento mia,
Come il mare sente i raggi di luna sulle sue onde,
Paura di cadere, e di perdere questo fuoco per sempre,
Paura perché ti amo,
Ti amo,
E le mie labbra non sanno come dirtelo..

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E ti vengo a cercare-

E ti vengo a cercare come cantava Battiato,
Per cogliere le stelle che brillano nei tuoi occhi,
Per sentire il tuo profumo accarezzarmi il naso,
Come un seme di soffione che vola nei prati estivi,

Il mio pensiero si posa su di te,
Ogni giorno, e ogni sera,
E il mio cuore trema,
quando ti avvicini per parlarmi,

Vorrei sfiorarti le guance con un tocco delicato,
Mostrarti ogni regno che ho creato,
E ringraziarti per la pace che mi hai dato,
Senza sapere per quante sere ti ho guardato,

E ti vengo a cercare, perché anche tu mi cerchi,
E lo sento così come tu lo senti,
Nei sorrisi e nei gesti ci teniamo stretti,
… E avevamo gli occhi troppo belli..

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Anima Dolce –

Quando mi sorridi il cuore si ferma,
E l’anima vola, fuori dalla terra,
Nascono fiumi, nascono stelle,
E sento esplodere il sole dentro la pelle,

Non so cosa dire non parlo e ti guardo,
Come se fossi un fiore d’un campo dorato,
Il battito aumenta e bastato uno sguardo,
A distruggere tutto, ogni muro creato,

E non c’è futuro presente o passato,
Ma occhi che scrivono nel silenzio celato,
Un animo dolce come more e gelato,
Un semplice bacio Il tempo fermato,

E nascono versi che toccano il cielo,
Ma tu non lo sai, non saro mai sincero,
Un velo ricopre la prosa che scrivo,
Il sole tramonta ed io ti sorrido.

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