Prisma e l’Avventura dentro il Quadro – Capitolo 25 – La Grande Madre –

“Francesco scendi da quella siepe per dio!” –

la maestra Roberta urlava tutta paonazza contro un piccolo bimbo dai capelli ricci biondi, era salito sopra una gigantesca siepe, altissima , che stava proprio di fianco all’entrata dell’Asilo :

“Voglio vedere il tramonto da quassù, non scendo fin quando non lo vedo!” – rispose il bimbo con tranquillità :”So arrampicarmi mica sono scemo!” e fece una linguaccia alla povera insegnante;

“Lo dirò ai tuoi genitori lo sai vero? Poi ti metteranno in punizione! Ti conviene scendere subito prima che sia troppo tardi!” – urlò piu forte di prima, mentre tutti i suoi compagni ridevano e parlavano fra di loro,

ma Francesco non ascoltava già più, dai lembi dell’orizzonte stava tramontando il sole, e tutto il cielo iniziò a trasformarsi  in uno spettacolo meraviglioso, era la prima volta che lo vedeva cosi bene, e un bellissimo sorriso apparve sul suo volto : “Tanto non m’importa, in punizione ci sto praticamente sempre, ma almeno oggi ho visto qualcosa di magico..”

Una volta sceso la maestra lo prese per un orecchio, e lo portò in classe, tutti ridevano, tutti, anche i suoi “amici” che eran saliti prima con lui sulla siepe, ma eran scappati prima del tramonto, Francesco si mise a piangere,  con la faccia china sui fogli, e l’orecchio tutto rosso, le sue lacrime bagnarono tutti i colori dei disegni, al suono della campana, tutti uscirono, lui rimase li..a singhiozzare nella sua fantasia.

Il Leone di smeraldo guardava sorgere il sole dall’orizzonte dal picco di una grande montagna innevata di acrilico e acquerello, per colpa di quelle due rose perse, quei due pezzi della sua anima presi da Prisma, ogni tanto aveva dei flashback, dei ricordi prendevano possesso della sua mente, annebbiandola, e fermandolo, senza che lui potesse far nulla, la sua chioma si muoveva col vento, e i suoi lineamenti infuocati verdi e bianchi, si perdevano negli occhi di chi lo vedeva, ma perso era anche lui, dentro se stesso, ma questo non lo poteva fermare, doveva proteggere quelle due restanti Rose, e sopratutto doveva impedire a Prisma di parlare con la Grande Madre, solo lei ricordava dove e come arrivare al sepolcro del suo corpo, solo lei lo aveva visto diventare quella bestia, conosceva troppe cose.

E cosi ordinò a un assassino di raggiungere i due fuggitivi sull’isola, egli doveva riposare, e meditare sul da farsi:

“Sai dove trovarli SorJin ti ho disegnato proprio per questo compito, mimetizzati fra loro, e portami il cuore dello sciamano, voglio sentire fra i miei denti la fine del suo battito!”

Sorjin s’inchinò con riverenza

“Si padrone, lei mi ha donato la vita, sarà un onore per me portarle ciò che desidera”

E il ninja scomparve nell’oblio in un esplosione di fumo e fiamme.

 

“Cosi pensavate di farla franca a me? Il grande Re Akachan? Beh pensavate proprio male! Vero scimmiette?” disse camminando a testa alta il piccolo re bambino, e il suo esercito di quadrupedi intonò un incredibile e sonoro “Nessuno può fuggire al nostro Re!” e tutte unite camminarono verso il centro dell’isola, dove sorgeva il fusto della Grande Madre:

“Sarete sacrificati d’innanzi a colei che avete avvelenato, cosi voi pagherete la vostra colpa, e lei potrà tornare a fiorire come un tempo!” e le scimmiette esultarono di gioia.

Mentre il corteo avanzava, Prisma cercava di liberarsi dal bavaglio sulla sua bocca per parlare e convincere Akachan che non erano loro i colpevoli, invece Orione non si muoveva, anzi, teneva gli occhi chiusi, immobile e fermo come un cobra prima di balzare sulla sua preda, qualcosa infatti stava accadendo, piu si avvicinavano alla Grande Madre, piu le sue mani prendevano il colore dell’oro, la sua magia stava tornando, forse grazie a quel luogo cosi antico, o alla meditazione, ma Prisma sentiva come se un fuoco si stesse riaccendendo in lui..finché accadde.

Orione iniziò a levitare nell’aria, portandosi con se le due scimmiette che lo tenevano saldo sul bastone, che in preda al panico lasciarono andare il ramo, e scapparono fra le foglie imbrunite dal tramonto, le corde che lo tenevano stretto bruciarono, e il suo viso parve splendere come mille soli:

“Cosa sta succedendo? Chi sei tu?” disse Akachan terrorizzato nascondendosi dietro le sue compagne,

Orione non apri la bocca, ma le sue parole non furono mai chiare come allora:

“Libera il ragazzo, e portalo alla Grande Madre!”

Detto questo, perse i sensi e cadde in braccio a un cespuglio li vicino.

Una volta libero dalle corde Prisma corse verso Orione, per vedere come stava, ma ahimè era sparito nel nulla, per terra rimanevano solo i suoi occhi, il bimbo li raccolse, e li posò dentro un sacchetto di pelle bruna con cura:

“Fratello, cosa ti e successo?”- e stringendosi a se tremando dall’emozione, pianse, con le mani sugli occhi..

Intorno a lui si riunirono Akachan e le scimmie, dispiaciute dell’avvenuto, vollerò condurlo al cospetto della Grande Madre, senza far altre domande sull’accaduto:

“Non so cosa sia successo, ma il tuo amico, aveva in se un energia pura e vera, non mentiva, mi dispiace di non avervi creduto subito e di avervi legati, ma dopo ciò che e successo alla Mamma, nei nostri cuori si e annidato il dubbio e l’odio, molti demoni, e cose strane son successe da quando l’imperatore è venuto a trovarci, abbiamo esaudito ogni suo desiderio, ma non pensavamo che..”

e li si fermò stringendosi il cuore, si vedeva in lui un gran dolore nascere quando doveva parlare di ciò che era successo..Prisma lo fermò:

“Non aggiungere altro, chiederò poi alla Mamma tutto il resto, ti ringrazio per la fiducia”

il Re bambino sorrise e portò il nostro eroe, dinanzi a un consiglio di alberi anitchissimi, che circondavano il piu grande di tutti, immersa in un torbido lago, immensa come nessun’altra forma di vita nel quadro, i suoi rami coprivano tutto il cielo, e milioni di lucciole e uccellini le giravano attorno, il suo visò ricordò a Prisma la sua vecchia nonnina, morta quando aveva solo 11 anni, Francesco la considerava come una mamma e un padre, per lui era tutto ciò che piu bello e vero esisteva al mondo, e questo credo gli avesse dato l’ispirazione per questo stupendo albero.

“Ecco sei di fronte a sua rigogliosità, la madre di tutte le madri, il primo seme piantato nel quadro, la Grande Madre..”

E tutti si inchinarono di fronte alle sue radici,

“E meravigliosa” e Prisma s’inchinò insieme ai suoi amici in segno di rispetto,

“Ahimè purtroppo, da quando il lago è stato avvelenato, non parla piu, le scimmie credono che ci sia una maledizione, un demone nascosto dentro la Mamma, ma nessuno di noi ha mai avuto il coraggio di inoltrarsi li dentro, ogni giorno che passa sentiamo il suo dolore aumentare, e l’isola senza l’aiuto divino di qualcuno, potrebbe scomparire per sempre, e se non fermiamo questo veleno, potrebbe contagiare tutto il resto del regno”

Prisma osservò bene la corteccia del grande albero, l’accarezzò con le dita e ne sentì il pieno potere oscuro che l’attorniava, sospirò e tirando il petto in fuori disse:

“Ci penseremo io e Dino a salvare la vostra Mamma, entreremo la dentro e porremo fine a questa ingiustizia”

Dino abbaiò, aveva gli occhi pieni di luce e sembrava che sorridesse mentre saltava intorno al piccolo bambino, Re Akachan però parve molto preoccupato e molto meno entusiasta:

“Siete sicuri? Se non riuscirete nell’impresa verrette inghiottiti per sempre la dentro,
ma se ci riuscirete avrete in cambio un grande dono da parte di tutti noi”

Preso coraggio allora il bimbo e il cagnolino entrarono dentro la Grande Madre, col cuore pieno di tempesta, ma con una grande speranza dentro di loro, mentre un vento freddo li attorniava, e la notte prendeva il posto del giorno.

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Crepuscolo-

Ho visto me stesso annegare nel lago,
ma non ho fatto niente,
lo guardavo dimenarsi cercando di tornare su,
invano,
mentre l’acqua entrava nel suo corpo,
fino a congelarne ogni singolo arto,
ed il mare, portarlo giu,
stringendolo nelle sue profondità,
privandolo d’ogni luce o colore,

Ho visto me stesso sparire nel lago,
guardavo i suoi occhi brillare prima di spegnersi,
mentre l’acqua accarezzava i suoi capelli,
fino a scioglierne tutti i nodi,
ed il mare, portarlo giu,
abbracciandolo con bontà,
incoronandolo principe del blu,

Ho visto me stesso piangere nel lago,
e pugnalarsi da solo il cuore in silenzio,
mentre l’acqua brillava sotto la luna,
e le lucciole ne accarezzavano il volto,
trascinandolo nel regno
dove il suo animo avrebbe potuto splendere,
giu fra le braccia di Anfitrite,
quando gli alberi si colorano d’arancio e rosso,
e fuori esplode,
il crepuscolo.

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Gli Attimi del Cuore-

Vivo negli attimi del cuore,
quando una mano cerca l’altra nel buio,
per paura di cadere nel vuoto,
o quando le carezze riempiono il viso di rosso,
e gli occhi diventano caleidoscopi infiniti,
mentre tremiamo stretti alle nostre insicurezze.

Vivo negli attimi del cuore,
presenti, passati o futuri,
ricordando sorrisi,
assaggiando labbra di ciliegia,
o immaginando,
baciando la fantasia,
come si bacia un amante,
dopo aver finito di aver fatto l’amore.

Vivo solo negli attimi del cuore,
perché sono eterni in noi,
sia che si vinca o si perda,
lasciano un impronta nell’anima,
un profumo d’emozione indelebile,
che ci fa sospirare,
mentre il cielo si riempie di comete.

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La Casa dei Sette Io – parte 2

Mi risvegliai sudato,
la radio intonava piano Strangers in the Night di Sinatra,
in camera mia un fievole raggio di sole mi toccava i capelli,
ero intorpidito dal sonno,
come quando la domenica sai che non andrai a scuola e dormi di piu del solito,
mia mamma e mio fratello di sotto preparavano la colazione come tutti i giorni,
felici,
sorridenti,
come una normale famiglia insomma,
peccato per quel puntino nero che rovinava tutto il foglio,
ovvero io,
io e l’altro me nascosto nella mia mente.

Scesi per mangiare due cose,
i telegiornali parlavano di un incendio li vicino,
nessuno aveva visto nulla,
era sparita anche una ragazza sui 20 anni,
i genitori piangevano nell’intervista
i cornflakes eran troppo morbidi,
mi versai del thè al limone con calma:

“Se aveste saputo cosa faceva vostra figlia alle mie spalle..” pensai..
“Vi ho fatto un piacere fidatevi” -sorrisi, spensi il televisore e usciì per rollarmi una bomba nel bosco, avevo bisogno d’aria.

Avevo sofferto cosi tanto quando scoprii che mi aveva tradito, non mi ero mai sentito cosi, frustrato, arrabbiato, deluso, non so come descriverlo, ma arrivare a ucciderla, sentire prima il suo fiato spegnersi e poi il sangue caldo sulle mani, mi aveva lasciato qualcosa di strano dentro..come una sensazione di sporco.

-Non potrai piu lavarle lo sai?- disse Superbia da dietro lo specchio -Non esiste una gomma per cancellare quel colore dalla tua mente, ma almeno ora non avrai piu paura di essere te stesso no? –

Tirai un pugno contro lo specchio -IO NON SONO UN MOSTRO COME TE!- si ruppe insieme a parte della mia mano destra, resomi conto del fatto caddi per terra e iniziai a piangere : – Che cosa volete ancora da me? –

Per terra da ogni singolo frammento dello specchio proveniva una voce diversa, ma tutte dicevano la stessa cosa : -Vogliamo sangue, e se non ce lo darai noi ti faremo impazzire-

Un suono simile a mille vetri che si rompevano penetro le mie orecchie per qualche secondo, urlai per il dolore ancora, quando, immagino per il rumore, apparve mia mamma preoccupata sulla soglia della porta :

– Che cos’e successo qui Leonardo? Stai bene? – mi diede qualcosa per il taglio alle mani qualche benda, le spiegai che ero scivolato per sbaglio e avevo fatto cadere lo specchio.

-Cerca di stare piu attento la prossima volta Leo, con le cose che succedono al giorno d’oggi in giro, non vorrei mai che ti capitasse qualcosa..-  mi lavò l’ultima goccia di sangue dal viso fissandomi bene negli occhi per assicurarsi che tutto andasse bene, risposi scocciato :

-Come se la televisione potesse strangolarmi, non ti preoccupare sai che so cavarmela no?-

Presi su e uscì con calma,
fuori era quasi sera, il sole stava tramontando, e io dovevo trovare un altro passatempo,

Vibrazione

guardai nel cellulare avevo 3 messaggi, tutti di Filippo, un amico mio che aveva una casa al mare vicino a un lago, stasera organizzava una festa per la fine della scuola, voleva che andassi a metter su un pò di pezzi con la mia console da dj, non potevo dirgli di no giusto?

Mi leccai le labbra,
e dopo aver scelto l’abito perfetto,
presi la strada per il mare,
mentre il sole lentamente si spegneva,
lasciando alla Luna il compito di illuminare i miei passi.

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Il Ponte-

Il ponte mi chiama,
ha lasciato la chiave li apposta per me,
per farsi aprire dalle mie mani,
in una notte fredda di Ottobre,

Il ponte è fatto di legno di quercia,
come una freccia spezza il mare,
le assi ballano,
alcune son rotte, altre son nuove,
ma nulla potrà impedirmi di arrivare infondo,

Là dove si sentono solo onde,
e la voce della Luna può accarezzarmi i capelli,
là,
ove nessun essere umano può camminare,
solo io,
col cuore pieno di cielo,
appeso fra terra e paradiso,
sopra una nuvola di fumo indiano,
sorrido,
mentre milioni di spettri danzano,
in una notte fredda d’ottobre.

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Dietro la vetrina-

Dietro la vetrina ti sistemi i capelli,
gli occhi turchesi,
pieni di stelle e ricordi,
fuggono fra le pagine di una rivista,
le dita affusolate sfiorano le punte,
e sorridi,
senza nessuno che ti veda,

Tu non sai che ti guardo,
a me va bene cosi,
come se fossi il mio quadro preferito,
giri un ciuffo dietro l’orecchio,
sospiri chiusa nella giacca rossa,
e finisci di chiudere negozio,
mentre le luci,
piano piano si spengono,
per far spazio alla notte,
e al traffico,
che si svuota nelle strade del centro,
come ogni settimana,
in una routine grigia e senza significato,

Dietro la vetrina,
i miei occhi verdi,
cercano i tuoi,
ti lascio una carezza sul vetro,
ti volti,
e sono gia sparito,
nel fumo di una sigaretta spenta,

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Ora-

Ora,
mi sento come un bimbo che arriva sulla cima di una quercia,
lontano dalle parole e dai giochi dei mortali,
lontano,
guardo il mondo per la prima volta diventare rosso,
e m’innamoro delle forme dell’arte,
e delle labbra della verità,

Ora,
mi sento come una goccia che cade nell’oceano delle stelle,
lontano dalla materia,
lontano ,
senza forma,
guidato da Vasudeva come il principe prima di me.

Ora,
mi sento un Isola che fluttua,
lontana dalla riva del pensiero cosciente,
lontano dai pianeti conosciuti,
sino alle porte delle galassie piu antiche,
cullato da onde elettroniche del cuore dell’universo,
mi dirigo senza il mio corpo dove le note sgorgano,
il resto,
non ha senso di essere scritto.

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